Il Tirreno

Delitti, Amroui non parla il gip lo lascia in carcere

Delitti, Amroui non parla il gip lo lascia in carcere

Il giovane, accusato di essere stato complice di Mazzi nella tragica notte di Natale si è avvalso della facoltà di non rispondere: una strategia difensiva

3 MINUTI DI LETTURA





MASSA. Si è avvalso della facoltà di non rispondere e così l'interrogatorio in carcere di Adil Amroui è durato poco meno di un minuto. Il gip Fabrizio Garofalo ne ha preso atto e ha confermato la misura cautelare dei domiciliari (trasformata in seguito in detenzione in cella per il possesso per fini di spaccio di quasi un etto di hashish). La scelta del silenzio, una strategia difensiva dell’avvocato Giorgio Zunino che non intende per ora scoprire le carte a favore del suo assistito, congela la situazione del ragazzo, accusato di concorso in omicidio, per aver partecipato alla notte del duplice delitto di Natale, fino al pronunciamento del riesame: il collegio riceverà il ricorso di Zunino nei prossimi giorni. Ma di fatto ha impedito al pm Rossella Soffio, presente all'udienza, di approfondire alcuni punti della vicenda rimasti ancora oscuri.

Secondo i carabinieri Adil Amroui, ragazzo italiano di origini marocchine di ventitrè anni ha aiutato Andrea Mazzi ad uccidere Andrea Fruzzetti. La posizione del giovane potrebbe non essere così compromessa, a giudicare da quello che hanno in mano gli inquirenti. Secondo la difesa non c'è un testimone che avvalori la tesi di procura; e cioè nessuno ha visto, anzi ha detto di aver visto, Adil tenere fermo Fruzzetti mentre Mazzi lo accoltella mortalmente. Un paio di persone, però dicono che era tra quelli che prendevano a calci il corpo del ragazzo morente. Amroui è stato indagato quasi immediatamente dall'Arma. Nella prima versione dei fatti l'italomarocchino aveva detto di essere stato aggredito da "quelli di Montignoso" perché extracomunitario. Invece dopo otto mesi di indagini è stato trovato l'ultimo tassello del puzzle che secondo chi indaga ha chiuso il caso. Il gip Garofalo aveva disposto gli arresti domiciliari per Amroui, ma durante la notifica del provvedimento gli uomini del capitano Giuseppe Saccomanno avevano trovato due mazze di legno, probabilmente utilizzate in qualche rissa, e della droga (90 grammi di hashish, in parte già suddiviso in dosi) e così la custodia cautelare è diventata carcere.

Non è stato semplice per gli inquirenti arrivare in fondo a questa vicenda, ma per l'accusa la prova della pistola fumante nei confronti di Amroui c'è. "Secondo la nostra ricostruzione - sono convinti gli inquirenti - Amroui ha bloccato Andrea Fruzzetti e poi Mazzi ha scagliato il fendente che gli ha spaccato il cuore". Visto il sangue e il morto Adil scappa dalla scena del delitto, mentre Mazzi prosegue come una furia inseguendo il fratello della vittima. In via Beatrice però gli si para davanti Baria che tenta di farlo ragionare, ma viene accoltellato pure lui. Forse il colpo non doveva essere mortale nelle intenzioni dell'assassino, ma il pugnale stile Rambo è devastante e fa collassare un polmone. Lasciando il trentenne senza scampo.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Toscana

Camaiore, addio a Giuseppe Vecoli: conosciuto commerciante con la passione per le moto

di Roy Lepore