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le conseguenze

In tanti si tuffano comunque ma rischiano 50 euro di multa

In tanti si tuffano comunque ma rischiano 50 euro di multa

MASSA. Il mare - il nostro - non se la passa benissimo: saranno le piene, saranno i temporali, fatto sta che i Colibatteri in terra apuana “si fanno vedere” (al microscopio) un po’ troppo spesso....

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MASSA. Il mare - il nostro - non se la passa benissimo: saranno le piene, saranno i temporali, fatto sta che i Colibatteri in terra apuana “si fanno vedere” (al microscopio) un po’ troppo spesso. Eppure, in barba ai divieti e al rischio mal di pancia, c’è chi agli ultimi bagni della stagione proprio non vuole rinunciare e si tuffa in acqua, con la soddisfazione dei coraggiosi. Del resto in quel tuffo una logica c’è: se il bagno l’ho fatto lunedì quando il divieto non c’era, ma i batteri già “scorazzavano”, perché non dovrei farlo ora che il divieto c’è, ma magari i microrganismi se ne sono andati? Scelte e valutazioni soggettive, di oggettivo, però, c’è un atto amministrativo firmato dai sindaci (Volpi e Buffoni) che dice no a bagni e nuotate. E chi non rispetta le prescrizioni rischia - sempre che finisca nella rete dei controlli - una multa.

Certo - e qui la sanzione perde di senso e di valore - chi si concede un tuffo non reca danno a terzi, ma solo (eventualmente) a se stesso. Altrettanto vero però che quando un sindaco, penna alla mano, firma un’ordinanza, lo fa come ufficiale di Governo. Qualsiasi forza di polizia - dal vigile alla Capitaneria di porto, in questo caso - può effettuare controlli e sanzionare.

«Il bagnante che non rispetta l’ordinanza - chiarisce Santo Tavella, comandante della polizia municipale di Massa - non reca danno se non alla propria salute, è comunque multabile. E nel caso in cui l’atto sindacale non preveda specifica sanzione, il riferimento normativo è il testo unico degli enti locali». Testo che contempla verbali dai 25 ai 500 euro.

E, visto che la prassi è procedere ad una sanzione pari al doppio del minimo, chi si tuffa in barba ai Colibatteri rischia di doversi sfilare 50 euro dal portafogli. Ma il nodo diventa quello dei controlli: per beccare i nuotatori fuori dalle regole servirebbero parecchi agenti. Tre o quattro vigili «di vedetta - per usare le parole del comandante - che si spostano da una zona all’altra del litorale per coprire l’intera area interessata dai divieti». Del resto anche il primo cittadino lascia intendere che il tema vero non è quello dell’occhio puntato sul mare per scovare i trasgressori:«I vigili sono 54» e il sindaco al numero fa seguire qualche puntino di sospensione. Come a dire che se l’agente è sul mare, non è in città a garantire il regolare flusso del traffico e una sosta disciplinata.

E se non sono le multe il cuore del problema lo è invece - Volpi va al succo - il percorso di analisi di 48 ore. Quello per cui l’Arpat fa il prelievo mentre tu sguazzi in acqua, trova i Colibatteri e tu lo scopri due giorni dopo quando la nuotata l’hai bella e fatta. L’alternativa? Certo non - Volpi ne è convinto - il divieto preventivo: «Non è possibile pensare ad un’ordinanza in mancanza di dati scientifici sulla qualità dell’acqua. In ogni caso - conclude con una ventata d’ottimismo - gli sforamenti si sono verificati in aree limitate e per periodi di tempo limitati».

Ma - purtroppo - in piena stagione turistica .(C.S.)

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