Finanza
Nelle sculture il dramma degli immigrati
Da Nicoli la mostra della scultrice Alem Teklu Kidanu: sui barconi viaggiano i sogni irrealizzabili
CARRARA. Sarà presentata presso il laboratorio “Nicoli” sabato 6 settembre alle 19.30, nell'ambito di “Convivere” la mostra della scultrice Alem Teklu Kidanu. Nata ad Adua nel 1976, Kidanu è l'esempio migliore di ciò a cui può dar vita la migrazione: un linguaggio meticcio e una contaminazione, comunque memore delle proprie radici. Se un mondo ferocemente globalizzato come quello attuale produce tragedie epocali, come naufragi e vite troppe volte spezzate, conflitti che sembrano non avere fine in luoghi in cui la guerra per lo sfruttamento predatorio delle risorse sembra trovare sempre nuova linfa cui attingere, questo stesso mondo capovolto, fortunatamente, produce anche meraviglie come nel caso, appunto, di Alem Teklu Kidanu, che ha deciso di mettere la propria arte al servizio della contemporaneità. Far comprendere cosa significa migrare, questo il tentativo appassionato di un'artista che ha vissuto sulla propria pelle.
«L'Europa spende molti soldi per gestire questa emergenza - afferma - basterebbe riservarne anche solo una decima parte per finanziare progetti sul posto, che rendano chiaro ad ogni comunità cosa significa abbandonare tutto per andare incontro all'ignoto, con la falsa speranza di trovare un eldorado che non esiste. È possibile comunicare anche con le più piccole comunità, bisogna soltanto farlo utilizzando linguaggi semplici e immediati, come quelli del teatro, della danza, dell'arte». E se l'artista ha conosciuto l'esodo dal proprio Paese verso l'Eritrea a 14 anni, durante la guerra di liberazione dalla dittatura, e in seguito, cercando fortuna in Barhein, è in Italia, dove è arrivata per frequentare l'Accademia di Belle Arti che ha conosciuto, pur non vivendola in prima persona, la tragedia degli sbarchi: è così che le sue tele e le sue sculture si sono riempite di silhouette che affollano barconi sovraccarichi di uomini sì, ma anche di palazzi, di pesci, di fiori: «Sono gli uomini ad affrontare il viaggio - spiega - ma con loro si imbarcano anche i loro sogni, spesso chimere irrealizzabili o peggio sterili».
«I fiori - continua - sono colorati, ma hanno il capo chino, indicano la gioventù africana, perduta, quella stessa gioventù che avrebbe potuto fiorire realmente restando nel proprio Paese, offrendo la propria energia per renderlo migliore e liberarlo dalle troppe ingerenze post-coloniali».
Alem Teklu Kidanu esporrà contemporaneamente presso il Circolo Arci dei Baccanali di via San Piero, con una mostra che verrà inaugurata venerdì 5 settembre alle 19 e resterà visibile fino a domenica 5 ottobre.
Barbara Monaco
©RIPRODUZIONE RISERVATA
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