Turismo spirituale nell’antico convento rinato dopo il sisma
Struttura di Casola restaurata col progetto dell’ingegner Poi ospiterà anche corsi di teatro, lettura, meditazione e yoga
CASOLA. Sono ormai conclusi, dopo i danni del terremoto 2013, i lavori di restauro al Convento di Casola, l’antico edificio realizzato a metà del 1500, che da qualche anno si è trasformato in una struttura ricettiva per accogliere un pubblico in cerca di un turismo spirituale, con corsi di teatro, lettura, meditazione settimane seminariali, yoga.
A gestire la struttura i coniugi tedeschi Martina Weber e Marcel Müller che ormai vent’anni fa hanno riportato all’antico splendore la struttura.
Un progetto tra l’utopia e la pazzia ma che la coppia teutonica ha affrontato con tenacia e passione con l'idea di una "vita in comunità".
Ma l’edificio, già provato dall’alluvione del novembre 2012, ha subìto ingenti danni provocati dal terremoto del giugno 2013. L’opera di restauro è stata quindi lunga e complessa, e ha visto tra i suoi protagonisti principali l’ingegnere pontremolese Antonio Poi (che già aveva, a suo tempo, contribuito nel recupero a nuova vita di quelli che erano ruderi ricoperti da sterpi), attento progettista per adeguare la struttura recettiva alle attuali norme antisismiche, nel rispetto e nell’attenzione che l’antichità e la maestosità delle mura richiedono, nel tentativo di lasciare a esse il fascino antico coniugato con la solidità strutturale corroborata da strumenti e scienza moderni.
«Il terremoto – spiega Poi - ha procurato danni strutturali, tali da pregiudicare la piena agibilità del complesso costruito in pietra, di cui il sisma ha evidenziato alcune criticità; gli interventi hanno avuto come scopo il raggiungimento di un adeguato livello di sicurezza per il futuro, in un’ottica globale della sicurezza strutturale dell’edificio».
I lavori, sotto il controllo del Genio Civile, sono risultati complessi anche per la particolarità dell’edificio progettato come complesso unico, pur diviso in varie utenze, ma unito in un fabbricato a corpo unico, su quattro piani, per una lunghezza di venti metri «si è proceduto a un’analisi teorica delle complesse strutture del Convento, allo scopo di interpretare al meglio i meccanismi di crisi nel loro complesso e di prevedere le maggiori criticità nel caso di nuovi eventi sismici; di seguito si è proceduto alla fase di progettazione, cercando di far quadrare i conti… in tutti i sensi. Costante è stato il contatto con i funzionari e i tecnici del Genio Civile di Massa, ai quali va un particolare ringraziamento per la disponibilità e la competenza manifestate» aggiunge l’ingegner Poi.
I danni sono stati ingenti e i costi elevati, anche perché la parte normativa antisisma, in continua evoluzione, è stata ora ottemperata anche secondo le severe norme previste dalla recettività.
L’ingegner Antonio Poi sottolinea quindi con orgoglio come per la progettazione è riuscito a realizzare un’opera che racchiude in sé la maestosità del passato con l’esperienza, le capacità e le tecnologie moderne «si sono esplorate – spiega nel dettaglio Poi - le opportunità offerte dalle tecniche più recenti, senza trascurare le tecniche tradizionali, tenendo presente gli aspetti singolari architettonici e il valore storico dell’insieme».
Riccardo Sordi
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
