Il Tirreno

Picchia e ferisce il compagno della madre

L’uomo in un precedente episodio aveva minacciato con una mannaia i vicini di casa. Poi è evaso dai domiciliari: oggi la direttissima

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CARRARA. Ha fatto di tutto per finire in carcere e alla fine, almeno per ora, c’è riuscito. Manuele Venturini, 41 anni, nelle ultime due settimane ha dato parecchio lavoro ai carabinieri e al tribunale: prima (a metà agosto), in preda ai fumi dell’alcol, ha minacciato con una mannaia i condomini della palazzina dove risiede a Pontecimato, poi visto che il giudice (Sgambati) per direttissima lo aveva condannato a sette mesi ma aveva trasformato la pena nell’obbligo di tenersi a debita distanza dalle persone - una famiglia che abita sullo stesso pianerottolo - a cui aveva giurato che l’avrebbe fatta pagare cara (brandendo l’accetta) ha deciso di alzare il tiro. Ha sfruttato l’obbligo di residenza notturna in casa della madre per pestare a sangue il compagno della donna, mandandolo all’ospedale con una prognosi di trenta giorni. Stavolta il giudice (Garofalo) lo ha mandato ai domiciliari e i vicini di casa hanno cominciato a tremare perché se lo sono ritrovato di fronte. Per poco, però, dato che Venturini voleva andare in carcere. Cosa ha fatto per sistemarsi in una cella di via Pellegrini? È evaso da casa sua, uscendo due ore dopo che il magistrato gli aveva imposto la custodia cautelare. I carabinieri non hanno potuto fare altro che stringere le manette ai suoi polsi e portarlo nella casa circondariale.

Questa mattina si terrà il processo per direttissima e si deciderà il destino del quarantunenne. Ai sette mesi per le minacce se ne aggiungeranno altri per le lesioni aggravate. Bisogna vedere se il cumulo sarà sufficiente per tenerlo in prigione.

Che poi è quello che lui starebbe chiedendo con insistenza.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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