Il Tirreno

Morì per ascesso, risarcimento contestato

Morì per ascesso, risarcimento contestato

Il tribunale di Massa aveva condannato l’Asl a pagare un milione. Ma l’azienda ha fatto ricorso

2 MINUTI DI LETTURA





MASSA. Niente risarcimento milionario. Per ora. L’Asl ha presentato ricorso e il tribunale di Genova il 30 di settembre esaminerà il caso per valutare se il danno subito dalla paziente deceduta è della portata stabilita dai colleghi di Massa (un milione di euro) oppure se ha ragione l’azienda sanitaria che ha corrisposto metà della somma contestando il successivo conteggio. Il legale della famiglia, Matteo Bertucci, ovviamente considera congrua la cifra stabilita in primo grado.

Ma veniamo alla vicenda.La donna era morta l’antivigilia di Natale del 2006, dopo quasi un mese di ricovero nell’ospedale di Massa per un ascesso. Si era sentita male verso la fine di novembre. Non aveva ancora settanta anni ma era piena di acciacchi perché alle prese da trent'anni con il diabete mellito che la stava consumando a poco a poco. Si accorge di avere una piccola tumefazione a un gluteo che le impedisce di stare in piedi. E che le procura un lieve stato febbrile. Ne parla in famiglia e i figli e il nipote la portano all'ospedale di Carrara per farla visitare nel reparto di Nefrologia e dialisi. I dottori la guardano, ipotizzano si tratti di un ascesso cutaneo e la lasciano andare consigliandole di sentire un chirurgo. Così i suoi cari la portano a Massa per vedere se almeno lì avrebbero fatto qualcosa di più, dato che la situazione andava peggiorando. Lo specialista diagnostica un flemmone e decide di trattarlo con gli antibiotici. È il primo errore, quello che di lì a poco si porterà via la pensionata. Anche perché l'ascesso si estende verso la coscia.

Il perito di parte ha detto chiaramente che un'incisione avrebbe permesso di drenare il liquido che andava ad accumularsi e a infiammare i tessuti e l'organismo. Fatto sta che sopravviene la sepsi e la povera signora non risponde più alle cure. La sottopongono a diciotto trasfusioni per ripulire quel sangue che ormai è diventato la casa di una colonia di batteri che le stanno succhiando via la vita. Perfino un paio di choc settici, davanti ai parenti che si davano il cambio attorno al suo capezzale nella speranza di un miracolo. Che non arriva, perché il 23 dicembre l'anziana non c'è più. Un decesso arrivato come una liberazione, visto il calvario subito per più di venti giorni.

Ora bisognerà vedere che dirà Genova.

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Finanza

Pisa, sequestrati oltre 118mila prodotti falsi: dalle carte da gioco alle griffe della moda - Valore 650mila euro

di Redazione Pisa