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la testimonianza

«La ex Volpi era la mia casa, ora dormo su una panchina»

«La ex Volpi era la mia casa, ora dormo su una panchina»

MASSA. «Io e il mio compagno stiamo dormendo su una panchina alla Partaccia, finché il tempo regge possiamo arrangiarci così. Però io pretendo una risposta dal Comune, dagli assistenti sociali. La...

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MASSA. «Io e il mio compagno stiamo dormendo su una panchina alla Partaccia, finché il tempo regge possiamo arrangiarci così. Però io pretendo una risposta dal Comune, dagli assistenti sociali. La mia famiglia non ha mai dato problemi, eppure è stata sgomberata come tutti dalla ex Volpi. Non ho un posto dove andare». A parlare è Paola Fazzi, 45 anni, una delle inquiline fatte sloggiare l’altra mattina dalla struttura che una volta ospitava gli uffici della holding finita a gambe all’aria.

«Con i pochi soldi che io e mio marito guadagnamo - continua Fazzi - riusciamo a malapena ad acquistare il cibo per arrivare alla fine del mese, non posso permettermi una pigione. Altrimenti credetemi: io alla ex Volpi non ci sarei mai rimasta, quella era una giugla. Ma era casa nostra, sempre meglio della panchina che usiamo come letto, sempre meglio che sperare che non piova. Io non so proprio come fare e né il sindaco Volpi né l’assessore Fiori sembrano voler ascoltare la nostra richiesta d’aiuto».

Era l’ora di colazione quando poliziotti di vari reparti (celere, volanti, digos, scientifica), carabinieri, unità cinofile della guardia di finanza, polizia municipale, ambulanze e medici del 118, vigili del fuoco e assistenti sociali del Comune si sono presentati all’ex Volpi Holding, la palazzina di via Massa Avenza occupata da tempo da cittadini extracomunitari ed italiani, donne e uomini di ogni età. Un imponente schieramento per eseguire l’ordinanza sindacale di sgombero firmata per motivi igienico-sanitari dal sindaco Volpi. Ai destinatari del provvedimento di esecuzione è stato permesso di prendere beni di prima necessità depositati all’interno dei locali.

Lo stabile di proprietà del gruppo Hlc spa, fallito nel 2007 e sotto curatela fallimentare, ospitava degli uffici che successivamente sono stati trasformati in appartamenti. I vestiti lavati appesi alle finestre. C’erano frigoriferi e lavatrici e perfino le parabole satellitari, ma gli occupanti vivevano in condizioni precarie. L’immobile è stato oggetto di più di un’ordinanza di sgombero e troppe volte le forze dell’ordine erano dovute intervenire per sedare risse e i medici del 118 per curarne i feriti. Secondo il curatore fallimentare le condizioni in cui versa l’edificio hanno impedito che finisse all’asta. Anche il parcheggio era ormai occupato da camper e roulotte in una sorta di ‘accampamento’ che ha suscitato più di una protesta da parte dei residenti della zona. Ma ora una settantina di persone non sa dove andare. Come Paola.

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