Lutto
Assunzioni: meno 13% La disoccupazione dilaga
Segnali di ripresa nel Paese, non a Massa. 940 nuovi contratti in un anno Nel 2013 furono 120 in più. Ma Confindustria contesta: l’industria tiene
MASSA CARRARA. Continua ad avvitarsi su stessa la crisi economica apuana, mentre nelle altre province italiane arrivano timidi segnali di ripresa. Si sbloccano, infatti, le assunzioni (non stagionali) da nord a sud del Paese ma non in provincia di Massa-Carrara dove, invece, calano del 13% rispetto al 2013. In numeri assoluti si parla di 940 contratti, 120 in meno rispetto allo scorso all'anno. Sono i dati contenuti nella classifica del Sole 24 Ore, uscita nell'edizione di ieri, che ha messo la lente sulle previsioni di assunzioni delle imprese nel 2014 in tutto il territorio nazionale e dove la provincia scivola al 96esimo posto (su 105), subito sopra a Nuoro, Viterbo, Goriza e Crotone, e sotto a Vercelli, Verbano-Cusio-Ossola e Campobasso.
Nonostante il rapporto tra domanda e offerta di lavoro sia ancora negativo in tutto il Paese, la testata di Confindustria vede spiragli di luce nell'autunno che verrà per molte province italiane. In particolare, dopo le metropoli Milano, Roma, Torino, Napoli, in testa alla classifica ci sono quasi tutte quelle venete – alcuni dei luoghi più colpiti dalla crisi finanziaria – a partire da Verona (al 7° posto), Venezia (11°), Padova (12°) e Vicenza (13°). Positiva anche la media toscana, dove le assunzioni previste per l'anno in corso sono oltre 24 mila, il 4% in più rispetto al 2013. Tutto male, invece, le previsioni per Massa Carrara che, dicevamo, registra un calo del 13%. Non solo le province del nord, ma anche quasi tutte quelle del sud offrono più posti di lavoro. Solo per citarne alcune: Palermo (dove le assunzioni aumentano del 16%), Brindisi (+9%), Agrigento (+46%) e Caltanissetta (+16%). Un dato sicuramente allarmante per un territorio che ha raggiunto un livello di disoccupazione ai massimi storici, ma che non stupisce più di tanto le associazioni di categoria.
«Questa è una provincia del Nord con caratteristiche economiche di una città del Sud», commenta il presidente di Cna Massa-Carrara, Paolo Bedini, secondo cui le cause dell'incapacità del territorio di creare posti di lavoro sono molteplici. «Da una parte c'è la crisi economica mondiale che quindi influenza direttamente il trend locale – spiega – dall'altra c'è un territorio che deve fare i conti con una reindustrializzazione difficile. Per non parlare poi di un altro aspetto: quello delle normative comunitarie che gravano sugli imprenditori. Molti quindi non se la sentono di buttarsi e investire nelle assunzioni, ma aspettano dalla finestra che qualcosa cambi».
Reali, se non addirittura sottostimati, i dati secondo i sindacati. La Cgil calcola infatti che il calo di assunzioni sia ben del 14,5%. «I dati del Sole 24 Ore tengono conto solo degli iscritti al centro per l'impiego – commenta Paolo Gozzani, segretario provinciale della Cgil – e non considera quella massa di giovani inoccupati che non si sono mai iscritti. Dal 2008 abbiamo perso 4 mila posti di lavoro e 4 aziende al giorno. Abbiamo il reddito pro capite più basso della regione e visto un calo della produzione industriale del 7,7% rispetto al 2013». La crisi apuana secondo Gozzani parte da lontano. «Questo è un territorio ricco dal punto di vista paesaggistico, ma manca la capacità di fare sistema per creare ricchezza – spiega -Si pensi al marmo: è una ricchezza che non viene redistribuita nel territorio attraverso una filiera corta o anche ad altre aziende come Nca o anche il Nuovo Pignone. Non vengono valorizzate le risorse e la ricchezza viene esportata. Non è un caso che questa, insieme a Piombino, sia l'unica area di crisi complessa della Toscana».
Contesta i dati invece il direttore di Assindustria di Massa- Carrara, Andrea Balestri .«Non credo sia la fotografia del reale– commenta – E' innegabile che la crisi ci sia e che il lavoro sia concentrato nelle grandi metropoli, ma è anche vero che bisogna metterci un po' di ottimismo nell'analizzare i dati. Il settore industriale dà segni di tenuta, basti pensare alla Iglom che porterà 70 assunzioni, o alla Nuova Pignone, una realtà industriale che regge a testa alta la crisi. Adesso i carbonati hanno sostituito il chimico come settore trainante dell'economia, quindi non credo che il 13% sia reale».
Melania Carnevali
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