Sicurezza
Sorpresa, finalmente il tecchiaiolo darà il benvenuto ai turisti
Luciano Monfroni riprende a scolpire l’opera incompiuta Verrà collocata all’imbocco di Carrara, dove si mise il David
CARRARA. Ricordate il monumento al tecchiaiolo, simbolo per antonomasia del lavoro ai piedi delle Apuane e, per traslato, di Carrara? Alto cinque metri, sarà collocato all’imbocco della città: alla fine della salita San Ceccardo, dove nel 2007 – terminata la ristrutturazione della piazzetta Beato Tenderini – venne temporaneamente esposto (non senza critiche) un gigantesco David in vetroresina.
La Triade. Erano gli anni Novanta quando si fantasticava sulla collocazione in centro città del cavatore-tecchiaiolo, l’opera che lo scalpellino-scultore Luciano Monfroni aveva cominciato a cavar fuori da un bel blocco di marmo allora regalato dall’ex bagascio-imprenditore del marmo-mecenate degli artisti Franco Barattini. La statua, una volta terminata, avrebbe dovuto essere esposta per connotare un luogo di Carrara (l’entrata alla città?) un po’ come il Buscaiol di Felice Vatteroni, inaugurato nel dicembre 1980, già faceva sulla Marina. Il monumento al portuale, il Cristo dei Cavatori di Alberto Sparapani “donato” a Colonnata e il Tecchiaiolo – angelo custode della cava, grazie al suo lavoro diminuiva il rischio di imprevisti – sono sempre stati visti come una sorta di triade; peccato però che una delle sculture è rimasta a metà.
L’incompiuta. «Io sono sempre stato amico dei cavatori – dice Luciano Monfroni – Erano gli anni Novanta quando mi venne in mente di fare un bozzetto di un tecchiaiolo. Un giorno, mentre ci stavo lavorando, passò a trovarmi Domenico Pandolfi, ingegnere minerario, ispettore di cava, e caro amico. L’opera gli piacque molto e mi propose di andare avanti». Pandolfi si mette in moto: l’idea è quella di collocare il cavatore-tecchiaiolo in città. Barattini dona il marmo della cava del Polvaccio, l’ingegnere dà vita ad un comitato cittadino che fa anche un po’ di fund raising. C’è chi dà 50mila lire, chi 100mila lire, si raccoglie un gruzzoletto. «Ad un certo punto però – dice Monfroni – franò tutto. Non c’erano i soldi per collocare la statua, per il basamento ..». E la statua, già smodellata, rimane lì, incompiuta, per anni.
Sorpresa. Il Tecchiaiolo mollato lì a Monfroni non è mai andato giù. Ora però grazie all’interessamento della cooperativa Canalgrande – e di cittadini sensibili alla causa – si sono trovati fondi freschi per portare a termine il progetto. Monfroni ha ricominciato a scolpire. Non solo. «Siamo andati dal sindaco – dice il figlio Michele, che da anni porta avanti il laboratorio di famiglia – e la Giunta ha deliberato che il Tecchiaiolo venga collocato in città». Dove? È top-secret, ma alla fine, lo scopriamo. In piazza Tenderini, all’imbocco di Carrara, dove del resto Monfroni senior e forse anche Pandolfi sognavano di vederlo. «Alla fine a noi sta semplicemente a cuore che la città abbia quest’opera – dice Michele Monfroni – Ci sembra giusto così: nel ’90 ci furono carraresi che misero persino fuori dei soldi. Secondo me con un mese di lavoro la scultura è terminata». Chiunque volesse aderire alla “causa”per velocizzare la realizzazione del progetto – artigiani, scultori e Mecenate, a vario titolo, ovviamente – può farsi avanti.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
