Il dolore
Per le cave non c’è crisi Vennai triplica gli affari
Dal 2008 le aziende che possiedono i bacini ci hanno solo guadagnato È il caso della Marmi Carrara ma anche della società capitanata da Eric Lucchetti
CARRARA. Le cave di marmo valgono il triplo di quanto valessero prima dell'inizio della crisi mondiale. Per dirlo con certezza basta passare sotto la lente di ingrandimento due recenti operazioni finanziarie che hanno coinvolto le due più importanti aziende del lapideo apuano: la Marmi Carrara, le cui quote sono state acquistate per il 50 per cento dalla famiglia Bin Laden, e la Vennai, storica società del marmo, dal cui assetto societario è ultimamente uscito uno dei soci.
Operazione Bin Laden. Partiamo dall'azienda numero uno. La Marmi Carrara, appunto. Valore, 100 milioni di euro. La valutazione è fresca, dato che la cessione agli arabi è di quattro settimane fa. Facciamo un salto indietro negli anni: agli inizi del 2000 quando alcuni dei soci della prim'ora - Nicola Fontanili, Luciano Grassi, Andrea Luciani, la Paiotti - uscirono dal gruppo lapideo asso-pigliatutto delle concessioni di cava. Se si mette a confronto il prezzo a cui questi marmisti carraresi vendettero le loro quote con la cifra a cui la famiglia saudita ha acquistato il pacchetto azionario in cessione - circa 50 milioni di euro il valore dell'operazione - si scopre che c'è un rapporto di 1 a 3. Ovvero: i Bin Laden hanno pagato tre volte tanto. Non perché su di loro si è voluto e potuto speculare, secondo gli esperti, ma perché effettivamente – e rispetto ad allora – si è triplicato il valore della società.
Riassetto Vennai. Non tutti lo sanno, ma la Vennai - presa come società singola - è probabilmente, dopo la Marmi Carrara, la più importante azienda locale del lapideo. Se il gruppo nato sulle ceneri della Imeg vale 100 milioni di euro, la Vennai ne vale 50. Anche in questo caso il borsino è aggiornato: la Vennai è stata messa sul piatto della bilancia per la recente uscita di uno dei suoi soci. Storicamente riconducibile alle famiglie Forti, Figaia, e Andreani, anche la Vennai - come la Marmi Carrara - è stato terreno di avvicendamenti. Attualmente dire "Vennai" significa dire Eric Lucchetti e Marmi e Graniti d'Italia (Gruppo Caruso) soprattutto, e, in parte, Pietro Andreani (in qualità di erede di Giorgio Andreani) e Francesco Andreani (nipote del capostipite Francesco e in qualità di erede di Roberto Andreani). Azienda gestita alla grande da Eric Lucchetti, azienda che va di molto bene. Che ha i bilanci in ordine, come avrebbero confermato le risultanze di una recente "visita" all'azienda da parte della guardia di finanza. Sul fronte del business filava dunque tutto liscio, ma tra i soci si mette di traverso qualcosa. Incomprensioni, qui pro quo, vedute che non coincidono.. fatto sta che un socio esce. Deve essere liquidato, ecco perché si misura il valore della società: un po' meno di 50 milioni.
Valori triplicati. Sette-otto anni fa un'azienda come la Vennai valeva una decina di milioni di euro. Senza nulla togliere alla capacità gestionale di Eric Lucchetti, il risultato, lì per lì, lascia senza parole. Mentre dal 2008 - anno di inizio della crisi - l'economia mondiale sprofonda e segni significativi di ripresa ancora non se ne vedono, il valore delle società che possiedono cave triplica. Da quando il mondo è in recessione insomma, aziende come queste, il cui core-business sono le cave, non solo non hanno risentito della crisi, ma sono persino riuscite a far riverberare positivamente sulle proprie performance l'incremento che c’è stato sul mercato mondiale del prezzo del marmo. Cresce il prezzo del prodotto, aumenta il giro d'affari e il reddito, sale il valore. Semplice. Questo è il trend. Almeno per chi fa "cave". Per chi è piccolo, non riesce a spingere sull’export e a muoversi sui mercati di alta gamma è ovviamente un’altra storia.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
