Finanza
Sgomberata la ex Volpi: via 70 persone
Grande spiegamento “militare” per fare uscire gli inquilini e sigillare l’edificio. Pianti e proteste ma nessun incidente
MASSA. Sono le sei di mattina quando alle porte degli ex uffici della Volpi Holding, da 4 anni trasforemati in veri e propri appartamenti, bussano gli uomini della Polizia di Stato. È lo sgombero. Annunciato e minacciato da anni, che ha avuto luogo ieriall'alba, con un’operazione delicatissima, condotta da Polizia, Carabinieri, Gdf,Unità cinofila e servizi sociali.
Una cinquantina di uffici erano diventati la casa di 70 persone, famiglie numerose, minori, anziani, qualche disabile, tanti stranieri extracomunitari. Tutti hanno dovuto impacchettare le loro cose, abiti, scarpe, effetti personali, qualche elettrodomestico, tappeti, lampade e uscire da casa. I servizi sociali del Comune si sono occupati di alcuni casi di madri con minori, che sono state accolte in strutture convenzionate, ma la maggior parte stanotte rischia di non avere un tetto sotto cui dormire.
Si sapeva da tempo che questo momento sarebbe arrivato: la Hlc spa, facente capo al gruppo dell'imprenditore Giuseppe Volpi, fallì nel 2007 a causa di un crac milionario, di cui ancora sono incorso le vicende giudiziarie dei vari protagonisti. Tutti gli immobili di proprietà del gruppo vennero messi all'asta e la situazione fu gestita da un curatore fallimentare. Tra questi immobili anche la palazzina di via Massa Avenza che però, per l'emergenza abitativa sul territorio sempre più ingestibile, si trasformò presto in un dormitorio per senza tetto. Da dormitorio, poi, gli ex uffici vennero occupati, arredati e trasformati in appartamenti. Per un certo periodo gli 'inquilini' usufruirono degli allacci centralizzati della palazzina, poi la corrente gli fu staccata.
Quello che le forze dell'ordine hanno trovato all'interno della Volpi Holding è indescrivibile: un appartamento completamente arredato, ricavato tra più uffici, con giardino e cantina, oppure semplici camere con bagno, al piano terra dei mini appartamenti con la tv satellitare, che dovevano essere dei box auto. La maggior parte degli inquilini viveva in condizioni igienico sanitarie precarie, l'immobile non è mai stato abitabile, nessuno aveva il gas, i più fortunati utilizzavano un cucinino elettrico, gli altri si arrangiavano con le bombole. All'ultimo piano vivevano sei persone, in letti a castello di fortuna, con i fili elettrici a vista, per attaccarsi ai contatori. Tutti, secondo le testimonianze, hanno pagato peri anni affitti anche da capogiro, alcuni ancor prima del fallimento della Holding, a persone implicate nell'inchiesta che la magistratura ha aperto sulla vicenda.
La convivenza tra inquilini non è mai stata facile; spesso i residenti della zona hanno dovuto denunciare schiamazzi, liti che iniziavano dai giardini e terminavano fuori in strada, ed episodi di microcriminalità, tra cui un incendio seguito da una zuffa, lancio di televisori dai terrazzi sulla carreggiata, per non parlare delle mini discariche di rifiuti e la presenza, nell'ultimo mese, anche di grossi camper, che avevano creato un piccolo villaggio di nomadi. Molti di questi episodi finirono anche sui banchi del consiglio comunale, attraverso le ripetute interpellanze del consigliere di FI Stefano Benedetti. Alle porte della Volpi Holding sono stati messi i sigilli; con biciclette, piccoli camion e mezzi di fortuna, la maggior parte degli inquilini ha lasciato l'immobile non senza inveire, piangere, protestare e chiedere per sé e i suoi famigliari un altro tetto sulla testa.
Manuela D’Angelo
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