Il Tirreno

«Aiutateci a salvare i nostri bambini»

di Manuela D'Angelo

La Repubblica Serba firma l’accordo con la Fondazione Monasterio per la cardiochirurgia infantile e la telemedicina

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MONTIGNOSO. I bambini della Repubblica Serba della Bosnia ed Erzegovina avranno presto le stesse possibilità di curarsi al cuore, di qualsiasi altro bambino europeo, grazie all'accordo firmato tra il ministero della salute della Repubblica Serba e la Fondazione Monasterio.

Ormai all'Opa sono abituati: arrivano bambini da tutto il mondo per essere operati al cuore dall'equipe eccezionale del dottor Bruno Murzi primario di cardiochirurgia infantile; non solo: i medici massesi spesso si muovono per missioni umanitarie, a portare la loro professionalità, conoscenza e tecnologia all'avanguardia in paesi dove a stento arriva l'acqua corrente.

Il rapporto con la Repubblica Serba è nato diversi anni fa, dopo la guerra, quando, racconta il cardiologo pediatrico di Banja Luka Stevan Baijc «abbiamo visto morire centinaia di bambini, per le malattie più banali. Da allora- dice Baijc- ho deciso che la mia missione, come uomo e come medico, sarebbe stata quella di aiutare questi bambini con tutti i mezzi a mia disposizione. Per questo ho iniziato assieme alle mie istituzioni a formare contatti con centri d'eccellenza come quello massese e con medici come il dottor Murzi».

All'incontro partecipa anche Alexander, un bambino serbo operato già due volte all'Opa, che ora sta bene e presto potrà tornare a casa. Nella Repubblica Serba esiste un fondo sanitario pubblico che, dopo l'accordo con la Fondazione Monasterio, è stato riempito di risorse destinate al trasferimento di 10 bambini l'anno all'Opa: «La visita del vice ministro della salute Milojko Grujicic, con il dottor Baijc e il direttore del fondo sanitario Darko Tomas- spiega il direttore della Fondazione Monasterio Luciano Ciucci- fa seguito ad un accordo firmato ad aprile, della durata di un anno, con cui formalizziamo il progetto di teleconsulto ecocardiografico, per la diagnosi e il monitoraggio delle cardiopatie congenite, che effettuiamo da anni nell'area balcanica. In pratica- spiega sempre Ciucci- da tempo riuscivamo a dare la nostra consulenza, se così possiamo chiamarla, ai medici della Repubblica Serba per capire di cosa soffrissero i loro giovani pazienti. Si chiama tele-medicina e ha portato a numerosi successi. Alcuni bambini poi, se gravi, venivano trasferiti a Massa, in molti casi con le loro famiglie e operati qui all'Opa, anche gratuitamente. Oggi firmiamo un accordo che mette al sicuro i fondi per operare più bambini l'anno».

Il progetto di teleconsulto continuerà ad essere attivo, consentendo un collegamento quasi quotidiano tra l'Ospedale del cuore di Massa e i vari centri di medicina dell'area balcanica, con l'obiettivo di estendersi presto alla Croazia, in Albania, in Serbia e Romania e di interessare anche la cardiochirurgia per adulti e non solo quella infantile.

«Si tratta di apparati di videoconferenza- spiega Ciucci- integrati da ausili tecnologici specificatamente sviluppati dai ricercatori della Fondazione e del CNR, con cui riusciamo ad essere sempre presenti e attivi nei loro centri operatori».

In programma ci sono poi corsi e seminari svolti dai professionisti dell'Opa per la formazione del personale in loco, nel settore della ecografia fetale, e lezioni di italiano all'università ( sempre nella Repubblica Serba) per aiutare con la lingua i medici che spesso accompagnano i bambini malati in Italia. Importante, naturalmente, anche l'apporto della Regione Toscana: la delegazione serba si è recata ieri pomeriggio anche a Firenze per incontrare l'assessore Marroni e visitare il Mayer, altra struttura d'eccellenza della Toscana.

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