Italia
«Questa la mia vita da professore precario»
David Chiappuella racconta la sua vita fatta di graduatorie e di colleghi che gli passano avanti
In 12 anni che collaboro con il Tirreno questa è la prima volta che mi trovo a scrivere in prima persona, su qualcosa che mi riguarda molto da vicino e devo confessare che tutto ciò mi sembra un po’ insolito. Tuttavia, visto che quello che mi è accaduto interessa anche molte altre persone che si trovano nelle stesse mie condizioni, ho deciso di raccontare la mia esperienza in maniera diretta, allo scopo di mantenere vivo l’interesse, anche nel nostro territorio, sul problema che descriverò.
Incominciamo dall’inizio.Sono circa le 10 dello scorso primo agosto, quando il mio caro amico e collega Simone Concari mi telefona per dirmi che sul sito web dell’Ufficio scolastico provinciale sono state pubblicate le nuove graduatorie a esaurimento del personale docente.
Per me e Simone, entrambi insegnanti di storia e filosofia, nonché precari della scuola da diversi anni, si trattava di un evento atteso con ansia da settimane e precisamente dallo scorso maggio, cioè da quando erano state riaperte le graduatorie triennali ad esaurimento, da cui lo Stato attinge tanto per le docenze di ruolo, quanto per le supplenze annuali, che finora ci hanno sempre consentito di lavorare, anche se ogni anno venivamo assunti a settembre e licenziati a giugno.
Simone è piuttosto preoccupato, perché dal suo computer di casa non riesce ad aprire il file contenente le nuove “liste d’attesa”. Nelle precedenti graduatorie Simone occupava il primo posto e io il terzo, anche se, avendo il mio predecessore vinto l’ultimo concorso a cattedra, mi consideravo di fatto secondo e quindi dotato di buone possibilità di ottenere, se non il ruolo, almeno nuove supplenze annuali per gli anni a venire.
Sulla base di queste considerazioni, esorto Simone a stare tranquillo, mentre accendo il mio computer per cercare di aprire io il documento in questione. Ma quando riesco a farlo, arriva per entrambi una bruttissima sorpresa. Nel nuovo elenco Simone è “scivolato” al quartultimo posto, mentre io sono penultimo. In totale, la nuova graduatoria di storia e filosofia è composta da sette nominativi. Io e il mio amico capiamo immediatamente che tutti i nostri progetti più ottimisti sono finiti in fumo e che da adesso non solo non avremo più la possibilità di entrare in ruolo, ma forse neanche quella di continuare a lavorare da precari.
È un bel pugno nello stomaco, perché entrambi ci avviciniamo ormai alla quarantina e lavoriamo nella scuola da diversi anni. Simone poi è anche sposato con un figlio di pochi mesi. Del resto, è la legge a stabilire che ogni tre anni le graduatorie vengano riaperte e possano iscriversi colleghi provenienti da altri province, inserendosi non in coda a noi precari storici (e stoici) del territorio, ma “a pettine”, cioè con il punteggio già maturato e la possibilità di scalzare coloro che sono presenti da anni nella lista. Le cose per me sono andate leggermente meglio nell’elenco del sostegno, dove sono salito di qualche posizione rispetto alla lista precedente. Anche quì, però, sono penultimo: decimo su undici nominativi. Nei giorni successivi vengo a sapere che qui a Massa-Carrara, tra scuola dell’infanzia, primaria, medie e superiori, i nuovi inserimenti sono stati in tutto una cinquantina, mentre in altre province, come a esempio a Lucca, la situazione è stata assai più tragica.
Qui una insegnante, prima nella sua graduatoria del 2013, oggi è 155ª. Un bel salto all’indietro. Anche sul nostro territorio, però, la situazione non è incoraggiante, soprattutto per la mia classe di insegnamento, per la quale quest’anno non ci sarà nessun assunzione in ruolo.
Se non altro, sia noi che i “nuovi arrivati”, saremo tutti uguali per il fatto di non poter ottenere il tanto sospirato posto di lavoro fisso. Davvero una bella consolazione, non c’è che dire. Ormai quello in atto tra noi insegnanti precari sembra uno scontro tra Nord e Sud: con i colleghi meridionali accusati di “invadere” le graduatorie delle province settentrionali.
Una vera e propria guerra tra poveri per il posto di lavoro, variante della darwiniana lotta per la sopravvivenza. Generalizzare e discriminare i colleghi forestieri è senz’altro sbagliato.
Tuttavia, risulta davvero difficile capire come possano molti di questi insegnanti, che si trasferiscono in Toscana per sfuggire alla disoccupazione, avere punteggi più alti di chi come noi, pur da precari, in questi ultimi anni ha sempre lavorato.
Sarebbe necessario che il Provveditorato regionale verificasse l’effettivo valore dei titoli e dei servizi conseguiti, con controlli a tappeto.
Il sospetto, infatti, è quello di punteggi gonfiati dalle collaborazioni con le scuole paritarie. Il problema è che, ad oggi, gli unici controlli possibili sono quelli a campione sul 5% del personale iscritto a graduatoria.
Controllare i soli trasferiti, inoltre, sarebbe discriminatorio. Per questo motivo io, appena pubblicate le nuove graduatorie, ho inoltrato all’Ufficio scolastico di Massa-Carrara un modello di reclamo, per chiedere un controllo su tutti coloro che mi precedono.
Come si dice, a pensar male si fa peccato, ma tante volte…
David Chiappuella
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