Il dolore
Lucciole, furti e aggressioni A Marina estate da incubo
La rabbia dei residenti e dei balneari: «Si prostituiscono nel centro abitato» Caccia a due extracomunitari che assaltano le ragazze per rubare l’incasso
MARINA DI MASSA. Un paio di sere fa una signora sulla quarantina ha bloccato bruscamente l’auto, è scesa e si è avvicinata a una vettura ferma sul lungomare. Aveva riconosciuto il marito e lo aveva pizzicato mentre stava contrattando con una lucciola. Inutile dire che sono volate sberle e gli insulti si sono sentiti a centinaia di metri di distanza. L’aneddoto, raccontato dal titolare di uno stabilimento balneare, è sintomatico di un’estate che oltre per il maltempo a Marina sarà ricordata per l’invasione delle prostitute. Ormai le signorine si trovano anche a ridosso del centro abitato, alla luce del sole dove ci sono mamme con i loro bambini e famiglie in vacanza. Troppo anche per chi fin qui ha lasciato correre. E così balneari e residenti sono pronti a firmare una petizione per chiedere al prefetto di fare qualcosa. Anche la politica si sta muovendo, con il consigliere comunale Stefano Benedetti a fare da capofila. «Ma io ho non ho mai sottovalutato il problema - spiega - come hanno fatto gli altri. Tre anni fa avevo anche organizzato una fiaccolata per dire basta alla prostituzione davanti alle case dei massesi. In pochi mi hanno preso sul serio e adesso i risultati sono questi». In effetti anche negli alberghi si sentono le lamentele di chi è venuto a Marina per una vacanza di relax e invece si è trovato in una sorta di strada a luci rosse: «Non dico che se ne sono andati disgustati - spiega il titolare di un hotel che preferisce non esporsi in prima persona -, ma mi hanno fatto presente che c’era una ragazza a una decina di metri dall’ingresso dell’albergo. Mi sono scusato, ma di più che potevo fare? Più che segnalarlo alle forze dell’ordine...».
Oltre al mercimonio delle giovani, perlopiù romene oppure albanesi - le italiane e le sudamericane lavorano nelle case che i massesi affittano in nero -, il problema è di sicurezza e criminalità. Da un paio di sere le lucciole vengono aggredite e picchiate da un paio di extracomunitari, come ha denunciato il titolare dello stabilimento balneare che ha contattato il Tirreno per lanciare l’allarme: «Come si fa a sopportare dei soprusi come questi? Le ragazze sono in balìa di questi delinquenti che per cinquanta euro possono arrivare anche a mandare una persona all’ospedale. Il problema è che le aggressioni accadono nel centro abitato, mi sembra davvero scandaloso. Eppoi ci sono i falsi moralisti che davanti a questi episodi fanno finta di nulla e si girano dall’altra parte».
Soltanto poche settimane fa la squadra mobile aveva arrestato un quarantenne massese. Gli agenti di Antonio Dulvi Corcione hanno sorpreso l’uomo in flagranza di reato mentre stava portando via la borsetta a una lucciola. Sarebbe stato il terzo colpo della notte. Le vittime lo hanno riconosciuto e sono scattate le manette. Resta ancora da capire però se è lui l’autore di una serie di rapine compiute nei mesi scorsi. Visto che tutte si concludevano con la fuga del malvivente in bicicletta.
Ma nonostante l’arresto, dopo un paio di giorni di pace, il lungomare è tornato a essere il Far West: risse, litigi e degrado dalla notte all’alba. Ora la petizione e l’appello al prefetto. Forse una fiaccolata. Marina non vuole più essere terra di nessuno.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
