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Ma per le opere meno costose c’è la trattativa

Ma per le opere meno costose c’è la trattativa

L’indizione della gara di appalto a procedura aperta (detta anche ad evidenza pubblica) per l’assegnazione di lavori pubblici è obbligatoria quando l’importo dei lavori supera un milione di euro. L’en...

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L’indizione della gara di appalto a procedura aperta (detta anche ad evidenza pubblica) per l’assegnazione di lavori pubblici è obbligatoria quando l’importo dei lavori supera un milione di euro. L’ente appaltante (Comune, Provincia o altro) deve seguire specifiche procedure di pubblicità per informare gli interessati del bando di gara. Gara a cui possono partecipare tutte le ditte, italiane e della Unione Europea che hanno i requisiti stabiliti dal bando.

Per le opere di importo minore, gli enti appaltanti (anche se la gara ad evidenza pubblica resta possibile) ricorrono invece a procedure negoziate, che sono più semplici. Rivolgendosi alle ditte iscritte a uno specifico elenco (per i lavori minori) o invitando a partecipare un numero limitato di ditte, spesso locali, scelte dallo stesso ente. Cinque inviti per procedure di importo inferiore ai 500mila euro; fra i 5 e i 10 per appalti tra i 500mila e il milione di euro. In Provincia, tuttavia, gli inviti sono di solito quasi il doppio dei limiti stabiliti, allo scopo di favorire la concorrenza e quindi (almeno in teoria) generare maggiori ribassi di cui si gioverà l’ente pubblico che finanzia l’opera.

L’aumento di partecipanti alle gare ad evidenza pubblica comporta anche un aumento del rischio di contenziosi legali sulla correttezza delle procedure di assegnazione, anche se in Provincia sottolineano come finora “sia andato tutto liscio”.

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