Il Tirreno

291 ditte da tutta Italia per un appalto pubblico

291 ditte da tutta Italia per un appalto pubblico

Cresce la “fame” di lavoro, in centinaia alle gare per i lavori post alluvione Superlavoro in Provincia, burocrazia “nemica” e rischio contenziosi in aumento

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MASSA. Alle gare di appalto come ai concorsi pubblici. Crescono in maniera esponenziale le ditte che partecipano ai bandi indetti dagli enti pubblici. E negli uffici, gli addetti si mettono (metaforicamente) le mani nei capelli.

Duecentonovantuno aspiranti per un “posto”. Non è un concorso pubblico per vigile urbano o per impiegato. È la gara di appalto indetta dalla Provincia di Massa Carrara per assegnare il secondo lotto dei lavori di rifacimento della strada provinciale 32 Mulazzo-Pariana distrutta dall’alluvione dell’ottobre del 2011. Dove il “posto” è, appunto, l’appalto che vale 2,37 milioni di euro. Un’opera di rilievo, certo, ma non particolarmente importante nè particolarmente appetibile. Eppure, al bando lanciato dall’amministrazione provinciale hanno risposto quasi in trecento. E non è un caso isolato. Per il primo lotto di questo intervento, 1,32 milioni di euro (la gara risale al dicembre 2012) le ditte partecipanti furono 120. Alla gara di appalto per la “provinciale” di Succisa nel Comune di Pontremoli anch’essa devastata da frane e cedimenti in seguito all’alluvione, si sono messe in coda 110 aziende per spuntare, con offerte al ribasso, un affidamento di lavori per 625mila euro. Alla gara per aggiudicarsi i lavori di rifacimento del ponte sul Magra a Villafranca – 1,6 milioni la base d’asta, 1,23 milioni la cifra con cui è stata aggiudicata alla ditta vincitrice – invece, hanno partecipato 217 aziende.

L’impressionante aumento dei concorrenti nelle procedure “aperte” anche nella nostra provincia è una conseguenza della crisi economica, di una locomotiva Italia che arranca e sembra ormai ferma.

“Le gare per gli appalti pubblici gestite dalla Provincia sono state sempre abbastanza affollate – spiegano dagli uffici di palazzo ducale – fino a sfiorare i cento partecipanti. Mai come in questi ultimi tempi, però». Proprio in concomitanza con l’affidamento alla Provincia del ruolo di ente appaltante degli interventi di messa in sicurezza del territorio post-alluvione (appalti milionari finanziati dalla Regione Toscana) la crisi economica generale si è aggravata e la “fame” di lavoro, soprattutto nel settore edile e ingegneristico si è fatta più forte. Così ecco il quasi raddoppio degli aspiranti appaltatori. Si presentano realtà di ogni tipo: ditte medio piccole ma anche più grandi, consorzi, associazioni temporanee di imprese, cooperative... Società di ogni parte d’Italia, dalla Sicilia alla Valle d’Aosta, che battono a tappeto i siti e le pagine dei giornali dove (è un obbligo di legge) vengono pubblicati gli avvisi di gara e, una volta accertato di avere i requisiti previsti dal bando, fanno partire la domanda.

Tutto ciò si traduce in un aggravio dei compiti in carico all’amministrazione provinciale. Che deve esaminare con la massima attenzione e con scrupolo assoluto – il ricorso al Tar è sempre in agguato – ogni busta ricevuta, per centinaia di volte. Le procedure burocratiche in materia, del resto, sono parecchio farraginose. Ad ogni concorrente, ad esempio, deve essere inviata, entro 5 giorni dall’esito della gara, la comunicazione (di solito tramite posta elettronica certificata) della avvenuta esclusione (o, nel caso, dell’aggiudicazione dell’appalto). E, sempre entro 5 giorni, è obbligatorio comunicare a tutti i partecipanti tutti i carteggi della gara effettuata: il ribasso proposto dalla ditta vincitrice, le caratteristiche di tutte le società partecipanti. Pena l’annullamento della gara.

Insomma, sarà anche vero che gli enti pubblici pagano con ritardi clamorosi, ma per ottenere le loro commesse c’è una coda sempre più lunga. Anche questo è un effetto della crisi.

Claudio Figaia

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