Il Tirreno

Lo scultore Ferreira: «Dov’è la mia panchina?»

di Giovanna Mezzana
Lo scultore Ferreira: «Dov’è la mia panchina?»

Era una delle opere del Simposio ’99, doveva essere collocata a Grazzano ma non è mai stata esposta. «È sparita, è un mistero che dura da 15 anni»

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CARRARA. Dopo Piergiorgio Balocchi, si fa vivo un altro scultore alla ricerca della sua opera d'arte smarrita. «Dov'è finita la mia panchina?» si chiede Anibal Ferreira, scultore portoghese che da diversi anni vive e lavora a Carrara.

Parliamo della Panchina dell'amore, titolo evocativo per un'opera che avrebbe dovuto e dovrebbe essere godibile a tutti: a chiunque negli ultimi quindici anni avesse salito e salga la salita di Grazzano. Avrebbe dovuto trovarsi accanto alla grande statua in marmo bianco che l'artista originario di Vila Viçosa, scolpì durante il Simposio del '99. Quella c'è: un po’ ridotta male (annerita e mai pulita) ma c'è.

L’errore iniziale. Le due opere erano uscite dal genio creativo di Ferreira per stare insieme. Per dialogare, come si suole dire. Non a caso l'una - quella tutt'oggi collocata a Grazzano - e l'altra - quella di cui si sono perse le tracce - si chiamano rispettivamente l'Abbraccio e la Panchina dell'amore. Insieme però non sono mai state: come gemelli separati appena usciti dal ventre materno.

Il mistero. «Io voglio sapere dov'è finita la mia panchina - dice lo scultore - Devono dirmelo». Ormai è (anche) una questione di principio, oltre che una battaglia personale. Che l'ha "corroso" per anni, visto che dal '99 ad oggi l’artista non ha mai avuto la soddisfazione di vedere la sua panchina degli innamorati accanto alla grande statua dell'Abbraccio. Nel '99 Anibal Ferreira è uno degli scultori selezionati per l'edizione del Simposio internazionale. Quell'estate si scolpiva in piazza d'Armi, forse qualcuno lo ricorderà. Anibal realizza tre statue: una versione più piccola dell'opera-principe, perché deve impiegare il tempo in attesa che gli arrivi il blocco delle giuste dimensioni, gliene avevano infatti attribuito uno più piccolo rispetto a quello di cui aveva bisogno, e quest'opera, versione-bozzetto – scolpita a “tempo perso” – sarà per altro vista-e-presa (acquistata) da un industriale-conciaiolo di Santa Croce, Giuliano Novelli; la statua grande; e la panchina. Terminato il Simposio, l'Abbraccio viene collocato a Grazzano: «Ricordo che l’Amministrazione comunale voleva dare un po' di vita al rione – dice Anibal – tant'è che la mia stata venne collocata alla fine della salita, e all'inizio ne venne posta un'altra di un altro scultore. Ma accanto alla statua grande avrebbero dovuto mettere anche la panchina. Io ho chiesto spiegazioni tante volte, persino all'avvocato Buselli (Lino Buselli, ex segretario generale del Comune), ma la mia panchina non è mai rispuntata fuori. Io voglio sapere dov'è finita. Sono stato anche al Museo del Marmo. Pensavo l'avessero messa lì, ma non c'è». Dalla lontana estate del '99, Ferreira non ha più visto la sua panchina degli innamorati. «L’ultima volta che l’ho vista? – risponde – Era ancora in piazza d’Armi, (vedi foto):lì quell’anno si svolgeva il Simposio»

La battaglia. Anibal non l'ha mai dimenticata, ma leggendo, qualche giorno fa, sul Tirreno il giallo (poi risolto, leggi box accanto) del Cuscino di Balocchi – scomparso dopo un'esposizione pubblica del 2009 – ha deciso di farsi nuovamente avanti. Il Cuscino dello scultore-docente all'Accademia di Belle Arti, secondo quanto assicurato all'artista senese dall'assessore alla Cultura Giovanna Bernardini, «si trova in un magazzino del Comune». «Parlano di magazzini – dice dunque Anibal – Ma dove sono questi magazzini? Forse anche la mia opera è in un magazzino; anche se così fosse, non ci dovrebbe stare: le opere d'arte devono essere esposte. Sono un patrimonio della città. Sono state comprate. Con soldi pubblici. Noi scultori siamo stati pagati per fare quel Simposio. Insomma, i politici non possono comportarsi così. Ci vuole rispetto: per l'arte, per gli scultori, per la città», conclude sperando che il mistero, dopo 15 anni, venga svelato.

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