Il dolore
Muore a 14 anni per un tuffo in piscina
L’incidente venerdì a villa Dosi. Da allora l’adolescente non era più uscito dal coma. I genitori acconsentono all’espianto
CARRARA. Non ce l’ha fatta il quattordicenne che era stato tirato fuori un attimo prima dell’annegamento dalla piscina della villa dei marchesi Dosi. Nonostante il miracolo compiuto dal medico del 118, che era riuscito a far ripartire il cuore del ragazzo con un drammatico massaggio cardiaco e un’infinita respirazione bocca a bocca, Pietro Ravera è deceduto ieri all’alba, ma già sabato notte i suoi parametri vitali non lasciavano più alcuna speranza. Era in coma profondo. In pratica il personale del reparto di rianimazione dell’ospedale di Carrara ha atteso l’ora in cui si poteva decretare la morte cerebrale sperando in un miracolo che non è arrivato. La famiglia dell’adolescente, nonostante il dolore, ha dato il consenso per l’espianto degli organi eseguito non appena è arrivato il via libera della procura. Grazie al gesto della mamma e del papà di Pietro due bimbi di 2 anni e mezzo (a Bergamo) e uno di otto (a Pavia) avranno il fegato che stavano aspettando da mesi. Stesso discorso per i reni, uno a una ragazzina di Bari e l’altro a un adulto di Roma. Poi ci sono gli altri tessuti (e le valvole cardiache) che soltanto nelle prossime ore saranno assegnati ai vari centri sparsi per l’Italia. Non è stato semplice per i collaboratori del dottor Claudio Rasetto - anestesista, neurologo e medico legale - eseguire l’espianto. Alla fine un paio di loro avevano gli occhi lucidi.
Pietro, dicevamo, con il fratello Martino più giovane di lui di tre anni, è figlio dei custodi della storica villa dei marchesi Dosi di Pontremoli. Ragazzo sveglio e di buon carattere aveva un sacco di amici, anche i marchesi stravedevano per lui avendolo visto crescere come uno di famiglia. Sempre educato, mai una parola fuori posto: davvero un ragazzo modello. Che ha pagato caro una disattenzione, gettarsi in piscina dopo aver mangiato. L’acqua era troppo fredda e gli ha provocato la congestione che lo ha lasciato senza sensi.
Le speranze di salvare la vita a questo adolescente che prima di venerdì pomeriggio era pieno di salute sono subito sembrate poche. Anche se il 118 aveva fatto un intervento da manuale, strappandolo alla morte. Il medico aveva fatto ripartire il cuore dopo più di mezz’ora di massaggio cardiaco. Pietro era cianotico e aveva le labbra viola. Ma a quel punto si era pensato di poterlo salvare. Anche se restava il dubbio sui danni che aveva subito il cervello in quei lunghi istanti di mancanza di ossigeno. Secondo il racconto di chi ha assistito al tuffo in piscina sono passati almeno una ventina di minuti prima dell’arrivo del Pegaso. Ed è stato l’elicottero poi a portare l’adolescente intubato prima all’Ospedale pediatrico e dopo in rianimazione a Carrara. Ma se la notte tra venerdì e sabato seppur senza miglioramenti palesi era trascorsa con una cartella clinica pressoché stabile (ovvero gravissima), dal pomeriggio di sabato il quadro clinico è precipitato e il giovane organismo è andato in sofferenza.
Poco prima di sera la decisione di non fare più nulla, si è riunita la commissione ed è partito il conto alla rovescia. Pietro era in coma profondo esattamente come era arrivato il giorno prima e non c’era verso di riportarlo nel mondo dei vivi perché ogni tentativo che era stato fatto era fallito. Continuare sarebbe stato un accanimento terapeutico che il ragazzo non meritava.
Sono stati convocati i genitori e gli è stato comunicato che non c’era più nulla da fare. Nonostante la situazione fosse disperata non si è mai preparati alla morte di un figlio. Sono stati attimi terribili, che la coppia ha vissuto abbracciata. Ma lo sconforto non ha chiuso le porte alla generosità dei Ravera, che hanno voluto far rivivere il loro Pietro donando i suoi organi a chi ne aveva bisogno. Anche a Bergamo, Pavia, Roma e Bari si piange, anche di felicità.
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