Il Tirreno

Sotto le Apuane si crea molto ma si vende poco

di GIOVANNA MEZZANA
Sotto le Apuane si crea molto ma si vende poco

Serve mente libera e iniziativa: ecco come si fa a stregare industriali, collezionisti e galleristi

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Si dice che il nome riveli le qualità della persona: se conosci Anibal Ferreira, scultore portoghese che da anni vive a Carrara, cominci a pensare che anche il luogo in cui si nasce faccia altrettanto. Viene da Vila Viçosa, comune di Estremoz, nell'Alentejo, una delle regione più "autentiche" del Portogallo, dove si mangiano formaggi e carne di porco, si bevono vini dal sapore forte, si coltivano arance e olive, e dove uliveti, vigne e distese di grano si alternano alle cave di marmo rosa. Il Rosa del Portogallo. Luogo quasi mistico: per la natura e per quel santuario, dove il 14 maggio dell'82 fece tappa persino papa Wojtyla. Anibal lo incontriamo al Museo del Cavatore, appena superato il Ponte di Ferro, dove lavora tutti i giorni. È uno di quegli artisti che a Carrara ha saputo cavarsi la sua "tana", tirando fuori il lato "buono" da ogni cosa.

Come sei capitato qui?

«Venni a Carrara per il Simposio del '99. Ero stato selezionato tra gli scultori che avrebbero partecipato a quell'edizione. Poi mi sono fermato..».

Cosa ricordi di quel Simposio?

«Ah il Simposio del '99! Per me è stato importantissimo. È cominciato.. che litigai con Luciano Massari!».

E perché?

«Perché mi avevano dato un blocco troppo piccolo. Quando arrivai al Simposio per cominciare a scolpire la mia opera, mi accorsi che il blocco che mi avevano attribuito non era della giusta misura. Mi arrabbiai, chiamai addirittura il mio avvocato in Portogallo. Allora mi dissero: intanto che arriva il blocco giusto, inizia a fare la tua scultura in una versione più piccola. Così io comincio a scolpire, in attesa del blocco, che doveva arrivare dalla Barattini Marmi: del resto dovevo occupare il tempo; poi arriva il blocco giusto e lascio lì, accanto a me, la scultura piccola, ormai finita. Mentre lavoro alla mia opera, quella grande, si ferma un turista con la sua famiglia: vede la scultura piccola, cominciamo a parlare, si innamora dell'opera e me la vuole comprare. Sai chi era? Era Giuliano Novelli, imprenditore conciario, del cuoificio Bisonti di Santa Croce sull'Arno (azienda storica del pellame, ndr)».

Quindi quel disguido iniziale ti ha portato fortuna?

«Sì! Chiesi all'organizzazione del Simposio se potevo vendere la scultura piccola e mi dissero di sì. Con Novelli ci siamo poi conosciuti, mi ha comprato altre sculture e continuiamo a sentirci».

Ci sono ancora gli industriali alla Novelli che vengono a Carrara, si innamorano delle sculture e le comprano?

«Io lavoro coi contatti che negli anni mi sono fatto. Ho abbandonato la scuola a 15 anni. Ho cominciato il "rapporto" con la pietra, spontaneamente, da solo. A 1. 8 anni, erano i primi Anni Ottanta, ho cominciato a farmi 2.500 km in treno per tentare di vendere le mie sculture».

E dove?

«Partivo dal Portogallo, andavo in Svizzera, tentavo di vendere i miei lavori agli architetti e ai galleristi. Mettevo in valigia disegni e sculture in granito, quelle piccole, altrimenti non avrei potuto trasportarle. Poi a 20 anni, a Sion, ho conosciuto Paul Lorenz, un architetto. Gli ho venduto le mie opere, siamo diventati amici, mi ha trovato altri clienti. L'anno scorso, ad esempio, ristrutturava la casa di un professore ginevrino di storia della musica; mi ha chiamato e così nella villa di questo professore ci sono quattro mie sculture: due negli interni e due in guardino; sono partite da qui. Conoscere Paul è stato fondamentale. Un'altra persona importantissima per il mio lavoro è Roland Graule: industriale tedesco, ha una grande azienda meccanica ed è un grande collezionista d'arte!».

Tu vendi in Europa, grazie ai contatti coltivati da quando eri giovanissimo e stavi in Portogallo. Ma vivere e lavorare a Carrara ti è utile o no?

«Io vendo tutto "fuori": Svizzera, Germania, Olanda, Francia. A Carrara non ho avuto grandi risultati in termini di vendite, però ho avuto risultati.. creativi. Qui ho trovato un posto per lavorare all'aria aperta, a contatto con la natura, cosa che per me è fondamentale: io devo stare all'aperto; sono come un animale; le pareti mi tolgono l'orizzonte. Per gli acquirenti delle mie opere, inoltre, è importantissimo sapere che io sono qui, a Carrara, e che è qui che continuo a scolpire. Qui posso lavorare il marmo, il granito che è un materiale molto difficile..».

Uno scultore può vivere del proprio lavoro?

«Sì, ma devi credere molto in quello che fai».

Il materiale dove lo prendi? «Mi servo da piccoli laboratori. Per le mie sculture, di dimensioni medio-piccole, non serve andare in cava, dove rischi di trovare pezzi frantumati, invece nei laboratori gli scarti sono squadrati e c'è un buon rapporto prezzo/qualità».

Torniamo all'inizio: è stato difficile inserirti? Trovare ad esempio casa?

«Sono stato fortunato.. Sai dove vivo? Vivo a casa del più importante industriale del marmo di Carrara!»

Chi?

«Sto scherzando.. non vivo proprio a casa sua.. Vivo a casa di sua nonna. In via Guelfa n.10, cioè nell'appartamento della nonna di Alberto Franchi. Quando decisi di fermarmi a Carrara, mi misi subito a cercare una sistemazione. Conobbi la famiglia Franchi. Ed è stata una mia grande fortuna».

Carrara ti piace?

«La cosa importante è stare bene con te stesso. Iniziare la giornata con la forza di scolpire.. perché questo è a un mestiere faticoso anche fisicamente. Se credi in quello che fai, ovunque tu sia, a Carrara come in Portogallo, ti difendi bene!».

Com’è la tua giornata-tipo?

«Al mattino vado in centro, visito il Duomo..»

Tutti i giorni? Sei cattolico, sei molto religioso..

«No! Io non sono religioso. Non ci vado perché devo espiare i mie peccati! Vado per riflettere. Entro, mi rinfresco le idee, sto un po’ lì, e quando esco sono tranquillo e posso cominciare bene la mia giornata. Oppure ci vado la sera, per dire a me stesso: "hai fatto la tua giornata"; e anche quando chiudono, io rimango un altro po'.. È la mia seconda casa.. A casa tua non posso entrare se tu non mi apri, lì invece è sempre aperto. È un luogo importante: è una creazione degli uomini. Io lo dico sempre: ad andare in Duomo non si perde mai tempo».

Avrai conosciuto Don Raffaello..

«È il mio grande amico. Ci alziamo alle cinque e andiamo a passeggiare sul Sagro. Sono sempre a mangiare a casa sua!».

Ci sono altre persone che hai conosciuto qui e a cui tieni?

«Piergiorgio Balocchi. E Luciano Massari (dopo la litigata iniziale, siamo diventati amici); Franco Barattini: è stato lui a darmi il mio primo grande blocco. Alberto e Bernarda Franchi, che sono stati sempre molto generosi con me.. La famiglia Contipelli (titolari del Museo del Cavatore, ndr): con loro sono sempre stato bene, c’è una grande collaborazione e.. abbiamo anche i nostri reciproci risultati. E poi ci sono gli amici scultori: Massimo Vanelli, che ho conosciuto appena sono arrivato a Carrara; Celia Pellegrino, che ha studiato scultura a Buenos Aires e poi è venuta qui».

Ogni ottobre torni in Portogallo, a primavera torni qui..

«Sì. E quando sono là, incontro gente di qua. È strano ed è bello. Sai chi ha la più famosa cava di marmo rosa della mia zona? Un carrarese! Gianfranco Cecchinelli (ex presidente della Carrarese, ndr)! Vivo tra la regione del marmo rosa e la capitale del marmo bianco. Cosa voglio di più? Fai te!».

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