Sicurezza
«In nome di Nicole ora non trattateci come vittime»
Cristina Arata, trans e da anni imprenditrice di successo «Basta etichette e discriminazionii, siamo solo persone»
CARRARA. «Nicole era una mia cara amica. E proprio per questo non voglio che la sua morte, quello che le è successo, diventi il pretesto per farci passare da vittime e emarginate. Noi trans siamo persone, orgogliose di essere come siamo. Proprio come lo era Nicole».
A parlare è Cristina Arata, 44 anni, titolare insieme alla sorella di un panificio “Il Baffo” nel quartiere di Pontecimato, alla periferia della città, celebre per la sua focaccina cotta a legna. Non certo per la sua titolare.
«Io il mio cambiamento l’ho vissuto nella mia città, nel mio forno, nella mia scuola dove mi sono diplomata ragioniera - comincia col dire Cristina - Sono serena perché mi sono sempre posta, al giudizio degli altri con grande serenità e con una dignità che nessuno è riuscito a calpestare. Nel percorso, questo è vero ho incontrato degli stupidelli ma ho imparato a difendermi, con la dialettica e ... con gli avvocati».
«Sì - continua Cristina - proprio così. Di fronte alle accuse gratuite, alle offese, alle prevaricazioni spesso ho fatto parlare i legali, nel caso la mia amica avvocata. E questo è stato un ottimo sistema per azzittire la gente che parla a vanvera».
Quella di Cristina è stata una vita semplice: «Dopo il diploma - spiega - ho sempre lavorato nel forno di famiglia e con i clienti non ho mai avuto una discussione, un discorso storto. E mai nessuno che se ne sia andato perché dietro il banco ci sono io».
Cristina adesso è una donna realizzata, che riesce a portare avanti l’impresa di famiglia.
«E Nicole lo era altrettanto, era una persona affermata - sottolinea - Non fatela passare come un’emarginata, questo proprio non lo posso accettare. Aveva un suo lavoro, in un negozio di parrucchieri di Spezia, e si stava facendo valere nel suo mestiere. Aveva tante amiche, ed era sempre serena e sorridente».
Insomma una vita “normale”.
«Basta - si sfoga Cristina - con tutte quelle etichette che vogliono tutte le trans prostitute o tossiche. Ci vuole rispetto, non siamo più ai tempi in cui la gente si marchiava col fuoco e basta anche con questo termine trans, noi siamo persone e basta»
E sulla discriminazione, vissuta anche sulla propria pelle, Cristina si sente di aggiungere una cosa: «Noi non abbiamo paura, degli scheletri nell’armadio. Anzi i nostri li appendiamo fuori dalla finestra, non ce ne vergogniamo - dice - A tremare deve essere la gente normale, quella che certi scheletri li tiene ben nascosti».
Sulla vicenda rimbalzata su tutti i media di quel vestito da uomo, il completo scuro con giacca e cravatta con cui è stata sepolta Nicole per volere della famiglia, Cristina non si sbilancia troppo. Ma quello che pensa lo dice a chiare lettere.
«È chiaro che è una vicenda che deve fare riflettere. Io però non me la sento di mandare la madre di Nicole al patibolo per questa scelta, ma posso affermare che lei si sarebbe opposta con tutte le sue forze a quel vestito che non la rappresentava più, e ormai da vent’anni - spiega - Credo che sia stata una scelta dettata da motivi religiosi, l’hanno vestita da uomo per redimerla, ma questo è solo il mio parere personale».
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