Il Tirreno

Il personaggio

La Murena del maestro d’ascia

di David Chiappuella
La Murena del maestro d’ascia

Va stamani in acqua la creazione di Carlo Bedini, 88 anni

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MARINA DI CARRARA. E’ stata costruita interamente a mano e con grande passione da un autentico maestro d’ascia, forse l’ultimo rimasto a Marina. Stiamo parlando di Murena la splendida imbarcazione realizzata da Carlo Bedini, che sarà varata stamani alle 11 nel tratto di mare antistante il cantiere Nca. L’imbarcazione, appartenente a Francesco Pedrinzani, originario della Partaccia e da oltre 30 anni operaio al porto, è stata realizzata sul relitto di un peschereccio del 1946, che Bedini, in due anni di lavoro certosino, ha trasformato in una bellissima barca, dotata anche di bagno ed angolo cucina. Accompagnati dal suo amico Paolo Cucurnia, abbiamo raggiunto Carlo Bedini sul molo, mentre apportava gli ultimi ritocchi alla sua “creatura”. Vedere quest’uomo di 88 anni salire e scendere dalla barca, con un fisico asciutto ed un’agilità da ragazzino, lascia stupefatti. Bedini all’inizio appare un po’ schivo e restio a parlare di sé, ma dopo un po’, sollecitato anche da Cucurnia, dimostra tutta la sua simpatia e comunicatività, senza però mai perdere quella modestia tipica dei veri grandi. Dopo averci fatto salire a bordo della barca e averci mostrato il suo interno, Bedini, nato a Carrara nel 1926, ci parla anche del suo passato e della sua prigionia in Germania durante l’ultima guerra, insieme al fratello. «Fummo rastrellati dai tedeschi e portati alla caserma Dogali -ricorda Carlo mentre mostra un vecchio lascia passare scritto in tedesco-. In seguito fummo internati al campo di Fossoli e a Verona per poi essere trasportati a Monaco di Baviera, dove siamo rimasti 10 mesi, ai lavori forzati nei campi, insieme ai contadini tedeschi, che nei nostri confronti si dimostrarono brave persone. La prigionia in guerra, lontano dal proprio paese, è però un’esperienza che ti segna profondamente. Ci tengo poi a ricordare che per tutto quello che abbiamo patito, né il Comune di Carrara o altre istituzioni ci hanno mai risarcito». Terminati questi ricordi dolorosi Bedini parla anche del suo mestiere di carpentiere, svolto per tutta la vita e dei lavori che sono stati necessari per rimettere in mare l’imbarcazione di Pedrinzani. «Devo ringraziare molto mio nipote Paolo Bedini -afferma- perché l’aiuto che mi ha fornito per mettere a posto questa barca è stato prezioso». «Quando parla di sé, Carlo è fin troppo modesto -commentano alcuni dei presenti- E’ un grande artigiano. Probabilmente l’unico rimasto in zona capace di realizzare barche in legno così belle». In un’epoca di produzione in serie e su un territorio come il nostro, dove forte è la presenza di un colosso della tecnologia e della nautica come Nca, fa senz’altro piacere constatare che sopravvivono ancora un ottimo artigiano e la gloriosa scuola dei maestri d’ascia.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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