Il Tirreno

Droga nel carico di bentonite: riparte il processo

Droga nel carico di bentonite: riparte il processo

Un imprenditore e il suo dipendente sei anni fa finirono sotto accusa per un traffico internazionale di stupefacenti

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CARRARA. Un carico di bentonite sodica, fermato in una nave nel porto del Perù, che doveva arrivare nel porto di Livorno.

E una partita di cocaina, nascosta all’interno del materiale argilloso utilizzato e impermeabile utilizzato per le piscine. Un imprenditore carrarese, a cui la finanza è risalita proprio attraverso la paternità della commessa. A finire nei guai lo stesso imprenditore, Enrico Gazzo (difeso dall’avvocato Giovanna Barsotti) e un suo dipendente, Giancarlo Tonelli (assistito dall’avvocato Rinaldo Reboa)

Una storia complessa, un traffico internazionale di stupefacenti da cui sia l’imprenditore che il suo dipendente si dichiarano estranei. Adesso, dopo sei anni il processo ricomincia da zero.

I fatti risalgono al 2008. I primi di ottobre in tribunale a Livorno il processo ricomincerà da capo: è stato infatti cambiato, nel frattempo, il collegio giudicante.

Ma andiamo con ordine. L’imprenditore Enrico Gazzo, originario di Milano ma con l’attività a Marina di Carrara venne bloccato in Bielorussia, dove si trovava per affari.

All’epoca gli venne contestato, come ipotesi di reato, un traffico internazionale di droga. Oltre una tonnellata di cocaina, valutata 350 milioni di euro, sequestrata - nel 2008 appunto - in Perù. Dalle indagini effettuate dalla polizia del luogo la commessa di bentonite, dentro cui si nascondeva la coca, era destinata alla ditta carrarese. Si risalì quindi all’ordine e vennero bloccati il titolare dell’azienda e il dipendente che si era occupato dell’ordine.

Una affaire internazionale con risvolti pesanti a livlelo giudiziario; da questa inchiesta - lo ricordiamo - è tra l'altro nata l'inchiesta che ha visto coinvolto l'ex presidente della Regione Marrazzo.

L'imprenditore, originario di Milano, era il titolare della società Vitrotecnica Engenering, attiva nel settore della lavorazione del vetro e, secondo gli investigatori, destinataria del carico di droga. Per eludere i controlli di polizia lo stupefacente era stato mescolato a bentonite sodica (argilla per l'impermeabilizzazione di scavi e gallerie) e nascosto in 219 sacchi. Il 'carico' era pronto per essere inviato in Italia, destinazione il porto di Livorno, quando la polizia peruviana- su imput della polizia olandese che aveva segnalato il grosso carico di bentonite.

Il processo a Livorno riparte da zero, Ma, intanto, Nel febbraio scorso Gazzo è stato assolto, in tribunale a Massa dall’accusa di evasione. Nel 2012, mentre si trovava agli arresti domiciliari, l’uomo era uscito di casa, una domenica di febbraio, per andare al Carnevale, dopo aver avvisato le forze dell’ordine. L’imprenditore si era ritrovato sotto accusa, per il reato di evasione dalla misura cautelare dei domiciliari. Il processo si era concluso con l’assoluzione. Gazzo aveva un permesso, regolarmente firmato dal giudice, che gli consentiva di poter uscire di casa per due giorni alla settimana, per tre ore consecutive. Per motivi “di vita e di lavoro”.

(a.v.)

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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di Redazione web