Il Tirreno

«Nel mio bar non voglio più slot»

di Giovanna Mezzana
«Nel mio bar non voglio più slot»

Cristina Bencivini del Crema ha tolto le macchinette: «Erano un’ossessione. Meglio incassare meno»

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CARRARA. Ha preso il toro per le corna Cristina Bencivini, titolare dello storico bar Crema di via Roma: i video poker rovinano le famiglie, i matrimoni, i pensionati e persino l’atmosfera che si respira nei locali pubblici, quindi stop. Si eliminano, anche a costo di un guadagno più leggero. Scelta radicale, nella provincia che – secondo un’indagine del Tirreno su dati Aams – ha il record nazionale di mini-casinò (leggi box accanto). «Siamo nati baristi e vogliamo continuare a servire caffè»: Cristina ce la racconta così la sua scelta dire basta alle slot.

Il 21 giugno ha riaperto dopo una ristrutturazione del locale – pregevole e portata a termine in tempi record – e le diaboliche macchinette mangia soldi non ci sono più. Con le slot machine il bar Crema ha chiuso. Non si torna indietro. Lei è certa di aver fatto la scelta giusta, nonostante «il giro di soldi – non nasconde – che assicuravano».

«Del resto non bisogna sempre e solo guadagnare il più possibile – nota – E sai cosa ti dico? Io questa scommessa credo di averla vinta». La scommessa è: rinunciare agli introiti delle macchinette per ricreare nel proprio locale un'atmosfera che con la presenza delle slot si era perduta. I clienti hanno apprezzato.

«In tutta sincerità – ci dice Cristina – per me era un tormento. Era un tormento vedere quella gente bruciare soldi in modo accanito, ossessionata dal gioco. Chi fa il nostro lavoro – aggiunge – vuol servire caffè, fare due chiacchiere coi clienti, vedere gente che quando entra per far colazione sorride, sta bene. E invece ormai non c'era più il clima tipico del nostro ambiente di lavoro. Il compromesso era: togliere le slot, rinunciare a quel guadagno, per ricominciare a fare il nostro lavoro». Che è quello di baristi. «Chi apre una sala slot sa a ciò che va incontro. Noi non lo sapevamo. Noi siamo baristi da quarant'anni, da tre generazioni – dice Cristina, che gestisce ed è titolare del bar con il fratello Franco – La nostra soddisfazione è questa. Non vogliamo fare altro, non potevamo più assistere a quelle scene di ossessione per il gioco».

Era l'estate del 1975 quando il bar Crema aprì. Tutti ricordano il papà e la mamma di Cristina, che dietro a quel bancone hanno trascorso una vita. La mamma adesso è in meritata pensione (anche se ogni tanto fa capolino sull’usciodel locale) mentre il papà è scomparso qualche mese fa. Da un po' di tempo, però, è arrivata la figlia di Cristina, Aurora. Il testimone, insomma, è stato passato: nel rispetto della tradizione. Qualche novità però c'è. Non ci sono più le slot e nel locale completamente ristrutturato e nel nuovo dehors c'è la connessione wifi (non ancora così diffusa nei locali carraresi, soprattutto quelli del centro città).

Cristina non si nasconde dietro un dito: «Io non critico chi le ha – dice – Capisco perfettamente.. coi tempi che corrono. Dovrebbe essere lo Stato ad eliminarle, e a eliminare anche i Gratta-e-vinci, che sono ancora più subdoli delle macchinette (nella città piccola, c'è chi si vergogna di tentare la fortuna di fronte al video poker e allora ripiega sui “grattini” ndr). Se potessi, eliminerei anche quelli!».

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