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Versilia inquinato, nel mirino un fosso in via Bravin
Ordinanza del sindaco ai residenti dopo la segnalazione di Gaia e dell’Arpat: vanno fatti pozzetti di ispezione
MONTIGNOSO. Il sindaco Narciso Buffoni lo aveva preannunciato in una intervista al Tirreno: «Chiederò ad Arpat controlli sull'inquinamento del Versilia e a Gaia controlli sulle abitazioni non allacciate alle fogne nere, o non in regola con le tombinature che spesso impediscono il deflusso corretto delle acque». E così è stato: il sindaco ha firmato ieri mattina un'ordinanza che obbliga i residenti di via Bravin al «ripristino delle sezioni di deflusso originali a cielo aperto di tutti i fossi e canali, che siano stati tombinati, intubati, o, comunque, di cui sia stata ridotta la sezione di deflusso senza le prescritte autorizzazioni».
Lì, secondo il comune, ma anche secondo i tecnici, starebbe parte del problema degli allagamenti diffusi ad ogni minima pioggia e di conseguenza dell'inquinamento del mare, le cui acque entrano in contatto con quelle non adeguatamente purificate. Il sindaco impone inoltre la «manutenzione di fossi e canali, il loro ripristino se abbandonati, ricoperti o intasati, tramite la rimozione di ogni materiale che ostacoli il regolare deflusso delle acque».
L'ufficio ambiente ha effettuato l'ultimo sopralluogo in via Bravin poco prima di Ferragosto e ha potuto constatare la presenza di una fossa privata, posta al confine con via Foce Morta, per lo più chiusa e non ispezionabile. In realtà i proprietari di quelle abitazioni avevano già ricevuto un richiamo nel 2011, a seguito di una prima ordinanza sindacale rimasta inascoltata. Adesso il comune ci riprova, perché il problema è serio e irrisolto, visto che continua il ristagno di acqua e l'allagamento della zona, come dimostrato anche dall'ultimo esposto di un cittadino. Anche per Gaia il fatto non è nuovo: ad inizio anno comunicò al comune il problema di immissioni di acqua bianca nella fognatura nera di via del Bravin e via Foce Morta, dovute al fatto che la fossa privata, posta a metà tra le due strade, non riusciva a smaltire l'acqua ricevuta. L'Ufficio Ambiente, dopo la richiesta di Gaia incaricò una ditta di disostruire la fossa privata sul raccordo con il fosso di Giovanmarco, per una lunghezza di circa 30 metri; il lavoro fu regolarmente eseguito, anche se tale intervento ripristinò soltanto la parte finale della fossa di scolo, senza risolvere il problema per intero. Quando piove, accerta il comune, la quantità di acqua piovana immessa abusivamente nella fognatura nera, è molto più grande della potenzialità del sistema stesso, per cui la conseguenza è il repentino aumento di livello nei collettori e la conseguente fuoriuscita di liquami che poi si riversano nel reticolo di canali verso mare. A questo si aggiungono i controlli di Arpat sul fiume, chiesti dal sindaco dopo i due divieti di balneazione, ( le ultime analisi sul Versilia vedevano la presenza di oltre 25 mila colibatteri per 100 ml di acqua), da cui emerge che "il Colatore destro contribuisce sicuramente all'inquinamento immettendo nel Fiume Versilia acqua con una elevatissima contaminazione fecale". Impossibile aspettare oltre: Buffoni, con tutti i suoi dati alla mano e l'avallo di Arpat e Gaia, firma l'obbligo ad effettuare la manutenzione della fossa privata, posta tra via del Bravin e via Foce Morta, tramite la realizzazione di pozzetti di ispezione e la successiva pulizia della fossa stessa entro 30 giorni. Scaduto il termine, senza ulteriore avviso, l'amministrazione comunale potrà provvedere d'ufficio, con successivo addebito delle spese, mentre questi cittadini saranno ritenuti responsabili di eventuali danni ambientali, a cose o a persone. (Mda)
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