Sicurezza
Caffaz: «L’Accademia è a disposizione della città»
Dopo il caso Padula e l’appello del sindaco a essere sentinelle anti-vandali il presidente dell’ateneo “appalta” le sue professionalità. A tre condizioni
CARRARA. Il caso Padula – con la Civetta di Robert Morris rubata, l'uovo di Claudio Parmeggiani imbrattato con spray, le gambe delle Ballerine di Luigi Mainolfi a suo tempo spezzate – ha fatto emergere un problema di tutela del patrimonio artistico cittadino. Il sindaco Angelo Zubbani dice che – almeno per le opere all’aperto – non ci può essere sorveglianza migliore di quella garantita dalla comunità. Una sentinella, però, deve sapere qual è e dove si trova il tesoro da sorvegliare. Siamo certi che Carrara lo sappia?
Quali tesori e dove. È straordinario il capitale d'arte posseduto in terra apuana. Per rendercene conto, basta sbirciare nei magazzini del Museo del Marmo: qui c’è l'intera collezione costituita dai premi-acquisto delle Biennali storiche che si sono svolte tra il 1957 e il 1973; opere di 19 maestri della scultura contemporanea: da Vangi a Viani, da Perez a Mascherini, da Negri a Signori; da Lynn Chadwick a Kenneth Armitage ... Una splendida dozzina delle opere di questi artisti è ora esposta al Centro di Arti Plastiche-Cap.
Il catalogo di Dolci. Cosa ci sia nei magazzini del Museo del Marmo – il contenitore d’arte per eccellenza prima della ristrutturazione e del battesimo del Cap – lo sappiamo grazie al bel catalogo-guida realizzato nel 2006 da Enrico Dolci, archeologo e storico dell’arte, che ha progettato e diretto il museo civico per venti anni. Libro del professor Dolci a parte, Carrara possiede una mappatura del suo intero patrimonio artistico? Sa che cosa ha-dove? Qualche dubbio è lecito, dopo il caso della Civetta scomparsa chissà quando, mentre l’Amministrazione riteneva che fosse nel Parco Padula. Quello della Civetta non è un caso isolato. Ci sono scultori che, dopo aver partecipato ad una delle edizioni del Simposio, giurano di non sapere dove siano finite le loro opere, nonostante si siano rivolti al Comune per conoscerne la collocazione.
La mappa. Avere una mappatura dei propri tesori per un comune o un ente è fondamentale. L’Accademia di Belle Arti ha posto rimedio a questa carenza quattro anni fa, «Quando abbiamo cominciato a catalogare, restaurare ed esporre – spiega Simone Caffaz, presidente dell’ateneo – i nostri beni». Parliamo della gipsoteca dell’Accademia, dei gessi del Canova (ma non solo); della pinacoteca, dove ci sono quadri del ’700-’800, opere pittoriche del Ventennio, ma anche i quadri di Dazzi appesi alle pareti del Palazzo del Principe; poi ci sono gli archivi, come quello di Zaccagna. Se per la parte documentale il lavoro è più lungo, per la pinacoteca e per la gipsoteca si è già arrivati al punto. Basti ricordare le splendide mostre che, con il sostegno della Fondazione Cassa di Risparmio di Carrara, hanno portato ad esporre a Palazzo Binelli, tra il 2011 e il 2012, gessi canoviani restaurati, nell’ambito di esposizioni come “D’après Canova” e “Il Tempo di Elisa” .
Il modello Accademia. E quanto avrebbe speso l’Accademia per fare questo lavoro di mappatura, restauro e restituzione al pubblico? «Neppure un euro dai propri bilanci – risponde Caffaz – Circa 120mila euro, in quattro anni di risorse concesse dalla Fondazione Crc o da imprenditori privati. Inoltre – aggiunge Caffaz – Nell’opera di catalogazione sono spuntati fuori un gesso del Canova (la Danzatrice con il dito sul mento) e una lettera del Maestro; opera e documento erano sfuggiti alle precedenti catalogazioni». Certo, l’Accademia dispone di professionalità proprie (docenti e allievi), altrimenti per ogni gesso restaurato si sarebbero spesi minimo 10mila euro. Se Carrara volesse procedere in tal senso, «Noi siamo a disposizione della città – dice Caffaz – Abbiamo anche restaurato il monumento a Pellegrino Rossi...». Tre le condizioni. «Che i costi non ricadano sull’Accademia – dice – che vengano rispettati i nostri tempi, che sono quelli della didattica e che i nostri studenti non diventino dei manovali che lavorano gratis. Possiamo fare tante cose a costi ragionevoli». L’offerta è stata fatta, non rimane che raccoglierla...
@giovannamezzana
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