Il Tirreno

«Deluso da questa città, vendo tutto»

©RIPRODUZIONE RISERVATA
«Deluso da questa città, vendo tutto»

La rabbia dell’architetto Zonder Mosti: ho speso 70 milioni di lire per realizzare il calco del Biduino e mi hanno denunciato

3 MINUTI DI LETTURA





MASSA. «Questa città mi ha deluso, chi la governa fa a gara affinché nulla succeda. Per questo metto in vendita parte del mio palazzo (mansarda piano nobile) e non vedo l’ora di trasferirmi in Svizzera. Qui non posso più lavorare, ho soltanto avuto delle delusioni». A parlare è l’architetto Pier Luigi Zonder Mosti, dopo la firma dell’accordo con la Provincia per la consegna del calco del Biduino e alla vigilia della remissione della denuncia presentata dall’ente per appropriazione indebita (del portale). Ha quasi sessantanni Zonder Mosti, ma la vivacità di un ragazzo. E la passione per l’arte. Del resto come potrebbe non averla, dopo aver conquistato Philippe de Montebello, presidente del Metropolitan museum di Ney York; l’uomo che è rimasto affascinato dal suo progetto di recupero del portale della chiesetta di San Leonardo. Era il 21 marzo del 1987.

Applausi a New York e denunce a Massa: perché?

«Come si dice... non si può essere profeti in patria. L’ho provato sulla mia pelle. Ho speso la bellezza di settanta milioni per realizzare il calco con delle resine speciali, perché il gesso e il cemento non avrebbero avuto la stessa resa. Eppure mi hanno detto che io ho rubato il portale del Biduino. Ma lo sa quanto ha speso la Provincia per quest’opera?»

Quanto?

«Centottanta lire, nel 1988. Ci deve essere ancora lo scontrino del ferramenta che gli ha venduto il lucchetto che è servito a chiudere un piccolo sgabuzzino dove avevano appoggiato l’opera».

Il calco del portale di San Leonardo è stato il suo lavoro più importante, quanto le ha fatto male questa vicenda?

«Beh non è proprio il più importante, ma quello a cui sono più affezionato. Ho avuto un contributo europeo di 7 miliari e mezzo di lire per il recupero della filanda di Forno, si poteva fare un grande lavoro ma dopo i primi due miliardi non è più arrivato un soldo al progetto. Così vanno questo tipo di cose in Italia, ma soprattutto a Massa».

Ma è la vicenda del portale che la spinge a lasciare la sua città: perché?

«Perché la Provincia mi ha denunciato due volte per appropriazione indebita, dopo avermi costretto a tenere il portale a casa mia. Se fosse dipeso da loro quel calco sarebbe ormai già polvere. Anzi, lo diventerà presto perché non sanno maneggiarlo. E l’ho intuito da come sono venuti a riprenderselo, gli operai hanno capito il valore dell’oggetto perché lo avevano studiato a scuola e si sono rifiutati di portarlo via a braccia».

Lei lo ha conservato dal 1988 fino a una settimana fa. Ora che fine farà il portale del Biduino?

«Una brutta fine. Io spendevo denaro per trattare le resine con solventi chimici e lo avevo smontato per poterlo tenere in posizione eretta. Loro scommetto che lo abbandoneranno in qualche stanza dopo averlo avvolto in un foglio di nylon. Preferisco andare via, per non vedere questo scempio. Tanto non mi fanno più lavorare».

Perché?

«Lo chieda a loro. Mi hanno strappato dalle mani anche il restyling di San Leonardo. Il progetto di recupero era mio...».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Sicurezza

Massa, tre rapine in due ore in centro: arrestati due giovanissimi

di Redazione Massa