Il dolore
Stangata da 200mila euro sulle cave
Il Comune aumenta il canone ma senza modulazioni sulla qualità. Italia Nostra critica. Invariate le tariffe sulle scaglie
MASSA. Aumenta il canone marmo nel comune di Massa, ossia la quota della tassa marmi, calcolata in base alla quantità di materiale estratto, che finisce nel bilancio comunale. Dal 2010 (anno in cui è stata strutturata la nuova forma di tassazione sul lapideo e rideterminata la tariffa) fino al 2013 (anno del passaggio della guida della città dal sindaco Pucci al suo successore Volpi) il canone era fermo a circa 6,70 euro a tonnellata. Una cifra che, secondo l'assessore al bilancio, Giovanni Rutili, non era in linea con gli standard, ma decisamente più bassa. Per questo, appena prese le redini delle finanze comunali, ha portato il canone prima a 8,30, nel 2013, e poi quest'anno a 9,96 euro. Un aumento che, a regime, porterà nelle casse comunali oltre 200 mila euro in più di gettito all’anno.
Calcolando che il totale di materiale lapideo prodotto nel 2013 nelle cave del Comune di Massa è stato di quasi 120 mila tonnellate (corrispondenti a un'incasso di 1 milione e mezzo di euro di “tassa”), quest'anno quindi il municipio dovrebbe incassare 1,70 milioni di euro. Rimarrà, invece, invariata l'altra tariffa, quella del Trasporto Marmi (i cui proventi vengono utilizzati per gli interventi di manutenzione delle strade dove passano i camion per il trasporto del marmo), ferma a 1,55 euro a tonnellata. In totale quindi la Tassa Marmi, adesso, ammonta a 11,51 euro a tonnellata di marmo, rispetto ai 9,85 del 2013 e ai 8,31 euro del 2012. In altre parole l'amministrazione è intervenuta «laddove c'era margine», dice l’assessore Rutili, per poter incassare un po' di più su quella che è «una risorsa collettiva e un'attività con elevato rischio territoriale», e che forse è sempre stata un po' troppo svalutata. «È evidente che può non piacere l'aumento di una tassa, – commenta ancora l'assessore al bilancio – in particolare in periodo di crisi generalizzata. Ma, vedendo l'andamento del settore lapideo e facendo un ragionamento su quello che fossero i valori medi di mercato, abbiamo creduto che fosse un elemento di valorizzazione dei nostri beni quello dell'aumento della tassazione. Senza che questo penalizzasse il settore. Quindi, sulla voce in cui abbiamo diretta pertinenza, abbiamo aumentato la tassazione del quasi 50% in due anni».
La nuova tariffa viene applicata, anche quest'anno, sia ai blocchi sia agli informi, ossia i blocchi di buona qualità di marmo, ma con forme non perfette, che quindi avrebbero una valore di mercato più basso.«Un modo – fa sapere Rutili – per semplificare la tassazione e fare in modo che non ci sia il sospetto che qualcuno possa far passare un blocco per informe, quando non lo è, per pagare di meno». Rimarranno invariate invece le tariffe di scaglie (3 euro a tonnellata), terre (0,50 euro), sassi (1,10). «Siamo ai livelli più alti tassazione – fa sapere Rutili – e ci siamo basati sugli studi di Istat e di altri».
La stangata, tuttavia, non sembra preoccupare il mondo degli industriali del lapideo, alle prese, a quanto pare, con un'altra matassa da sbrogliare. «Ora c'è un altro problema che preoccupa gli imprenditori delle cave – fa sapere Andrea Balestri, direttore di Assindustria Massa-Carrara – ed è il piano paesaggistico regionale: i 60 giorni per le osservazioni termineranno a settembre e solo allora forse potranno preoccuparsi di un aumento delle tasse». Preoccupa invece gli ambientalisti che puntano il dito contro la mancata differenziazione delle tariffe in base alla qualità del marmo.
«Con che logica – si chiede Franca Leverotti, consigliera nazionale di Italia Nostra – si mette la stessa tariffa di un marmo scadente, con un valore di mercato di 300 euro a tonnellata, a quello estratto sulla Focolaccia, che invece vale dai 2 ai 3 mila euro a tonnellata? Va a vantaggio di chi?»
Melania Carnevali
©RIPRODUZIONE RISERVATA
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