Finanza
Scempio Padula, parla Segnanini: «Ma che vergogna»
Fu la sua giunta a curare il progetto della Biennale 2002 E Carlo Paolini (Sel) chiede che Ildo Fusani venga rimosso
CARRARA. È ormai un caso cittadino lo scempio delle opere d’arte nel parco Padula: la civetta di Robert Morris rubata senza che l’Amministrazione se ne accorgesse (gliel’ha dovuto dire Il Tirreno), l’uovo di Claudio Parmeggiani imbrattato, e le altre sculture andate a ramengo, così come sono andati in fumo 1,3 milioni di euro: tanto costò l’edizione 2002 della Biennale che diede vita al primo museo di scultura contemporanea all'aperto di Carrara, nel parco Padula, appunto, e di cui oggi rimane poco. I lettori commentano la notizia del furto d’arte (che è solo l’aspetto più eclatante) sul Tirreno.it e sui social network al ritmo di «Ma di che cosa ci meravigliamo!». Da palazzo civico, invece, le parole (per ora) si centellinano. Noi siamo andati a cercare chi quello straordinario “progetto Padula” lo ebbe in pancia, lo inaugurò con il taglio del nastro dell’allora ministro Giovanna Melandri, accolse Elisabetta Sgarbi, lavorò fianco a fianco con Giuliano Gori, collezionista di fama internazionale. Con Marilina Ulivi, l’allora assessore alla Cultura – cuore, cervello e mano di quella Biennale – non possiamo più parlare.
L’ex sindaco. Parliamo con l’allora sindaco Lucio Segnanini. «È una cosa orrenda, vergognosa – dice – Avevamo già portato a termine una parte di quel progetto: le sculture nel parco, il rifacimento delle case dei contadini e la fonderia che è stata data all’Accademia. Poi dovevo procedere con la villa, ma mi diedero un calcio nel sedere e, allora, addio Padula». La Padula andò nel dimenticatoio con l’arrivo di Giulio Conti – e di Andrea Zanetti – e si cominciò a puntare sul nuovo “contenitore” d’arte, il convento di San Francesco, oggi Cap. Per puntare su di un nuovo cavallo non c’è però bisogno di abbattere quello che ha già corso. È come se l’attuale sindaco di Pietrasanta Domenico Lombardi avesse minato le colonne della Piccola Atene (così chiamano la cittadina versiliese) per cancellare la rivoluzione – un po’ spendacciona ma sicuramente di successo – del suo predecessore, Massimo Mallegni, che ha trasformato un borgo toscano abbastanza anonimo nella cittadella più amata dagli artisti e dagli estimatori dell’arte (anche se un po’ pret-a-porter). Lombardi ha fatto scelte diverse, ma non ha gettato nell’immondizia ciò che Mallegni aveva creato e pagato a peso d’oro. Fatto sta che, dopo il cambio di Giunta, della Padula ci se ne scorda. Per parecchio. Almeno per due Giunte e mezzo. «All’inizio – dice Segnanini – pensavo che lo facessero apposta, una sorta di sgarbo nei miei confronti. Era uno dei parchi più belli della Toscana. Dovrà rispondere chi non ha previsto la custodia di esso».
L’ex dirigente. Parliamo anche con Marina Babboni, per anni dirigente del settore Cultura del Comune. «Quella del 2002 – dice– fu una Biennale all’avanguardia. Era la creatura di Marilina Ulivi, persona culturalmente straordinaria. Con la sua lungimiranza e visionarietà diede vita ad un’operazione collettiva di grande orgoglio per Carrara. Di un enorme valore, non solo artistico ma anche poetico, filosofico, sociale. Quella della Padula, era una sezione, curata da Giuliano Gori che aveva portato a Carrara artisti da tutto il mondo; ma c’era anche la Cava dei Poeti e “Scolpire il pensiero”, che anticipò persino i Festival della Mente. Anche la Biennale del 2000 di Paolucci, con Mitoraj, era stata di grande valore, ma le opere poi erano tornate nelle loro sedi. La Biennale del 2002 era un’altra cosa. Doveva essere un working-in-progress. E, soprattutto, non doveva essere un’esperienza irripetibile. Mi piange ilcuore».
«Dimissioni». E la vicenda della Padula si porta dietro anche una richiesta di dimissioni: Carlo Paolini, docente e esponente di Sel, chiede quelle del dirigente della Cultura Ildo Fusani, che nell’edizioni di mercoledì ha dichiarato al Tirreno: «Vi ricordo che l’opera – sono le parole di Fusani – non era la civetta, ma la civetta dentro la casa. Si fa presto a farla rifare». «Faccio esplicita richiesta al sindaco Angelo Zubbani – dichiara Paolini – e all’assessore Giovanna Bernardini di rimuovere Fusani da quell’incarico per manifesta incapacità. Quelle dichiarazioni sono indice di irresponsabilità, e ciò è incompatibile con l’incarico di un pubblico amministratore. L’assessore Bernardini non può stupirsi per gli atti vandalici se i responsabili sono rappresentati da persone che dichiarano cose simili. Chi non vede neppure il problema, come può essere in grado di affrontarlo? Quelle dichiarazioni fatte da un pubblico funzionario ci rendono ridicoli agli occhi dell’opinione pubblica. Lasciarle passare sotto silenzio, se non è condivisione è omertà. Spero che i cittadini e le forze vive della cultura esprimano la loro disapprovazione».
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