Italia
IL COMMENTO / Alla Padula figuraccia collettiva
A segnalare che la scultura "Civetta di Morris" non è più nella casetta è stato un articolo de Il Tirreno. In municipio, nessuno sapeva, a quanto pare - L'ARTICOLO
Fa piacere che l’amministrazione civica si sia subito mossa, mobilitando i vigili urbani, per fare indagini sulla scomparsa della Civetta di Morris, una delle opere abbandonate della Padula. La solerte reazione, però mitiga appena quel sottile senso di sconforto – del tipo: “ma in mano a chi siamo?” – che suscita questa vicenda.
A segnalare che la preziosa scultura non è più nella casetta è stato un articolo de Il Tirreno. In municipio, nessuno sapeva, a quanto pare. Non i funzionari, non la polizia municipale, non il dirigente alla Cultura (il quale ha detto un po’ indispettito: sono in ferie, cosa volete che ne sappia della civetta, come se la cosa non gli interessasse e come se il disastro della Padula fosse roba di questi giorni e non di anni); non l’assessore alla Cultura, non il sindaco. Eppure il parco della Padula è aperto, è pubblico, è un pezzo di città su cui l’amministrazione investe, dove c’è, Giovanna Bernardini dixit,«una villa che è stata restituita all’onore del mondo».
In realtà, il fatto che gli amministratori carraresi abbiano dovuto apprendere dal Tirreno della scomparsa della scultura di Morris è la logica conseguenza di anni di disinteresse totale. Anni in cui quel patrimonio di arte è stato lasciato andare in malora. Anni in cui mai nessuno ha pensato di valorizzare o, almeno, conservare quelle opere di scultori di livello internazionale che altre città sognano. Ecco, in questa storia della Nottola scomparsa c’è la certificazione che il Comune non solo ha lasciato andare in degrado un bene collettivo (le opere, forse val la pena ricordarlo, le hanno pagate i contribuenti), ma neanche sa bene a qual livello sia arrivato quel degrado.
L’amministrazione può accampare attenuanti: i soldi che non ci sono, le “priorità” delle spese per aiutare chi è in crisi, la complessità dell’intervento... Ma nella città dei teatri chiusi e delle gallerie d’arte inesistenti, altri sfregi all’arte e alla cultura non sono sopportabili.
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