Sicurezza
Monfroni scolpisce un Cristo di 6 metri per la Nigeria
L’ha commissionato il governo del Paese e verrà posto su una collina che sovrasta un villaggio di cristiani
CARRARA. Se fosse un film, sarebbe un colossal. È di marmo bianco di Carrara e pesa una trentina di tonnellate la statua che il 23 settembre da Codena - dal laboratorio d'arte Monfroni - verrà spedita in Nigeria. È un Cristo: 6 metri di altezza per 6 metri di larghezza, perché è un Cristo Redentore, con le braccia aperte. È stata commissionata dal governatore di una delle regioni del nord del paese africano, dilaniato dall'odio fanatico degli integralisti dell'Islam. La commessa è stata affidata a Michele Monfroni, che quel Cristo l’ha quasi finito: prima del tempo, lasciando senza parole i committenti.
La commessa dal web. È maggio quando Monfroni – figlio d’arte, da anni guida lo storico laboratorio che il padre Luciano aprì nel ’63 – viene contattato, via internet, da una società edile di Torino, che lavora marmo e granito. I torinesi hanno visto il suo sito web: come lavora, le opere che realizza, il suo stile, nell’astratto e nel figurativo. La società piemontese è partner di un’altra impresa edile che ha commesse in Nigeria: stanno costruendo un nuovo villaggio cristiano nel Nord del Paese; se non fosse infestata dall’odio feroce di una setta integralista, Boko Haram, la Nigeria avrebbe già tracciato la sua linea di equilibrio lungo la quale troverebbero pace sia musulmani che cristiani. Il governatore della Regione vuole che sulla collina, ai piedi della quale si trova il nuovo villaggio, venga collocato un Cristo Redentore. Un po’ come il famoso Cristo sulla montagna del Corcovado, che si erge a picco sulla città e sulla baia di Rio de Janeiro.. E la commessa viene affidata allo scultore carrarese.
La curiosità. Monfroni parte in quarta: stabilisce le misure, la qualità del marmo (Bianco ordinario di Carrara), va a scegliersi il materiale sopra il bacino di Ravaccione, dalla ditta Graziani: 50 tonnellate di marmo, 28-30 dopo lo sbozzamento. Comincia a lavorare: è il 3 luglio. Il governatore nigeriano ha parlato chiaro: vuole la statua nel giro di tre mesi, il 23 settembre. Monfroni assicura: non ci sono problemi. Ma i piemontesi non credono che possa farcela – da solo – a realizzare un’opera simile in quei tempi ristretti. Tant’è che gli installano una web cam nel piazzale del suo laboratorio per monitorare lo stato di avanzamento dei lavori. Rimarranno a bocca aperta.
La soddisfazione. «Le sfide non mi spaventano – dice Monfroni – Ho preso il lavoro perché ero consapevole che ce l’avrei fatta. Non credevano che procedessi così velocemente. Per me è una grande soddisfazione: non accade tutti i giorni che a Carrara si realizzi un’opera come questa. Mentre la scolpivo, pensavo a dove sarebbe andata: in un luogo di guerra, dove ora c’è persino l’ebola. Ci ho messo dello spirito.. nel farla, spero diventi davvero un simbolo portatore di pace». Adesso il Cristo per la Nigeria è quasi finito. Mancano solo rifiniture e ritocchi. Sono tre pezzi, altrimenti sarebbe stato impossibile trasportare l’opera e montarla (sarà necessario anche un elicottero).
Settembre. Il 23 settembre la statua partirà per la Nigeria. Sarà perfettamente finita già per l’inizio del prossimo mese, quando cioè Carrara ospiterà il festival Con-vivere, dedicato proprio all’Africa: «Il mio laboratorio è aperto – dice Monfroni – mi piacerebbe che, in occasione di Con-vivere, la gente venisse a vedere questo Cristo di Carrara per la Nigeria». L’invito, insomma, è stato spedito. Non rimane che raccoglierlo.
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