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Il portale del Biduino torna a casa sua

Il portale del Biduino torna a casa sua

Ci sono volute diverse ore per trasferire il calco da palazzo Zonder in Provincia. Ora l’operazione San Leonardo

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MASSA. «Scusate, ma non ho tempo di stare al telefono. Oggi è una giornata importante per me e per tutta la città di Massa, stiamo portando il calco del portale del Biduino che si trovava nella chiesa di San Leonardo in Provincia. Non scrivete che lo sto riconsegnando perché non è vero, io custodivo il bene perché altrimenti non sarebbe arrivato fino a oggi. Per questo sono stato anche denunciato... Ne parleremo, ma non oggi: ora devo pensare alla mia creatura». Un minuto, forse meno, ci concede l0’architetto Pierluigi Zonder Mosti prima di riattaccare cortesemente. È emozionato come tutti quelli che hanno partecipato al trasporto del calco. Pochi metri compiuti nel cassono di un’autovan. Millimetro dopo millimetro decine di occhi non si sono staccati da quella sorta di corteo. Una scena che ha chiuso con il sorriso unanime un contenzioso inizito nei primi anni novanta.

Certo che il Biduino non poteva immaginare a quante traversie sarebbe andato incontro il suo portale, realizzato appositamente per la chiesa di San Lonardo nel 1188. Eppure Massa nonostante avesse un gioiello lo ha disconosciuto, tanto da venderla all'estero e da dimenticarne l’esistenza e perfino l’immagine. Ora l’originale è al Metropolitan museum di New York e solo l’acume dell’architetto Zonder Mosti ha permesso di ottenere almeno un calco in attesa di una riproduzione da mettere al posto dell’originale. Giusto per rimarginare una ferita che la classe dirigente apuana ha provocato senza preoccuparsene più di tanto.

La storia racconta che il proprietario della chiesa, nel frattempo sconsacrata, nel 1880 ha venduto il portale a due antiquari fiorentini. Da qui l'opera finisce a Nizza, nel 1893, acquistata dai conti Benkerdoff- Shuvaroff che non dovevano, neppure loro essere dei grandi intenditori, se per sistemarlo in un loggiato di una loro villa, ne permisero la manomissione, facendone tagliare l'arco, per ridurne l'altezza a tre metri. Uno scempio. Verso il 1950, l'ultima discendente dei Benkerdorf avvertì la sovrintendenza ai monumenti di Milano dell'esistenza del portale e dell'intenzione di venderlo. La sovrintendenza non fece nulla se, per tre milioni di lire, l'opera finì nella cappella Fuentiduena del Cloisters del Metropolitan Museum di New York, sulla collina di Fort Tryon. alla punta estrema a nord di Manhattan. E da allora viene visitato da milioni di turisti e trattato come merita. È una cosa che vale la pene vedere almeno una volta nella vita, dicono gli esperti. Forse esagerando un po’ ma tant’è lo dicono.

Solo la caparbietà di Zonder Mosti ha permesso di realizzare il calco e soprattutto di custodirlo senza danneggiarlo per più di vent’anni. Beccandosi pure una denuncia per questo. Chiaro che il più emozionato in questa consegna sia lui. «Sì, sono emozionato ma soprattutto sono molto indaffarato. Parliamone quando volete, ma non adesso». Poi il clic che interrompe la comunicazione. Ma è un gesto di amore per il suo portale. Se ne parlerà tra qualche giorno.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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