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Abusi a ragazzina, trainer nei guai

Abusi a ragazzina, trainer nei guai

Della Bona era stato arrestato un anno fa. Inchiesta chiusa: rischia il processo

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MASSA. Dopo un anno il sostituto procuratore Alessandra Conforti ha chiuso l’indagine sull’allenatore di una società sportiva ligure accusato di essersi approfittato della sua posizione per ammaliare una ragazzina poco più che quattordicenne, averla fatta prima innamorare e poi di aver avuto con lei rapporti sessuali completi. Lui è Stefano Della Bona, all’epoca dei fatti cinquantaduenne, sposato e con un figlio già adulto. Agli inquirenti ha detto di essersi preso una cotta per la giovanissima che aveva conosciuto perché era il suo allenatore. I due si erano frequentati per mesi (lei adesso ha poco più di sedici anni), vedendosi di nascosto. A volte in auto, altre in casa del mister, che approfittava delle assenze (per motivi di lavoro) della moglie. Ad arrestarlo erano stati gli agenti della squadra mobile.

La vicenda sarebbe andata avanti per tanto tempo se il padre della ragazzina non si fosse insospettito dei comportamenti improvvisamente strani della figlia. Così ha deciso di vederci chiaro e ha messo un investigatore privato alle costole della allora quattordicenne. Scoprendo che effettivamente aveva una storia con qualcuno, ma rabbrividendo quando il detective gli ha rivelato chi era il partner. Mostrandogli delle fotografie inequivocabili di Della Bona. Il genitore lo conosceva bene Stefano e si fidava ciecamente di lui, tanto da averne fatto un amico di famiglia. Uno a cui aveva affidato la sua ragazzina per farle praticare un po’ di sport nella speranza di tenerla lontana dalle cattive compagnie.

Quando ha capito con chi aveva a che fare non ha detto niente alla figlia e si è recato negli uffici della squadra mobile di Massa - città dove si incontrava la coppia -, denunciando tutto al dirigente Antonio Dulvi Corcione. Quest’ultimo in due mesi aveva trovato una quantità infinita di prove grazie agli appostamenti dei suoi uomini (anche sugli alberi dello spiazzo dove i due si appartavano) e alle intercettazioni telefoniche e ambientali. I rapporti sessuali sono lampanti e sono prove schiaccianti contro l’educatore sportivo (tante immagini e soprattutto dei file audio). Ora i suoi legali hanno venti giorni di tempo per replicare alle accuse, poi il pm deciderà se chiedere il rinvio a giudizio o archiviare.

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