Sicurezza
Artribune conferma la stroncatura della mostra dedicata a Michelangelo
CARRARA. Continua il botta e risposta tra il Comune e una delle firme di Artribune – piattaforma web dedicata ai contenuti, servizi e critica dedicata all’arte – che ha stroncato la mostra dedicata a...
CARRARA. Continua il botta e risposta tra il Comune e una delle firme di Artribune – piattaforma web dedicata ai contenuti, servizi e critica dedicata all’arte – che ha stroncato la mostra dedicata a Michelangelo e ospitata al Centro Arti Plastiche.
Andiamo per punti. Sui modelli delle Pietà michelangiolesche, il critico Fabrizio Federici riconferma il giudizio espresso sulla scelta dei disegni riprodotti: «Non sono solo studi per le Pietà – dice – ma sono presenti anche altri soggetti sacri (Crocifissioni, Resurrezioni(..)). Le fotocopie, o scansioni, o stampe da file (poco importa) sono scelte arbitrariamente e disposte senza alcun criterio».
Altro punto. Il Comune sottolineava che a Federici era forse sfuggito il valore didattico della mostra: «Massimo rispetto per le mostre didattiche – controribatte lui – che però, rispetto alle mostre vere e proprie, di ricerca, con opere inedite o poco note, sono un'altra cosa. Inoltre, le mostre didattiche andrebbero presentate come tali: mi sembra invece che l'"evento" del Cap sia stato propagandato ora con una certa enfasi, e con tanto di ambizioso e fuorviante sottotitolo ("Michelangelo e Carrara"), ora in maniera un po' fumosa (nella cartellonistica di Marble Weeks si parla di una esposizione di "modelli" (?) delle Pietà). Ma soprattutto: non bastano copie e fotocopie per qualificare una mostra come "didattica", altrimenti qualunque bancarella gremita di riproduzioni del David e della Pietà vaticana potrebbe fregiarsi del titolo di "mostra didattica».
«Occorre invece – continua Federici – scusate la banalità della considerazione, un apparato didattico: pannelli - o strumenti di comunicazione più moderni e sofisticati - che spieghino in maniera piana e completa quello che si ha di fronte». «Nella "mostra didattica" del Cap non c'è nulla di tutto questo: nessun cartellino per i calchi delle Pietà, stringate indicazioni per le riproduzioni dei disegni. "Eh, ma c'è il pannello introduttivo!" Il saggio di Giovanna Uzzani è sicuramente interessante, ma per l'appunto è un saggio, da leggere comodamente seduti in poltrona, e non un pannello per uno spazio espositivo. Ma lo avete visto in foto? E' un testo che prende a mazzate qualunque regola della comunicazione museale: è interminabile, e disposto su righe di una lunghezza tale, che rincorrere il testo nel passaggio da una riga alla successiva diventa un'impresa». «Insomma – continua la firma di Artribune – alla faccia della "mostra didattica": il visitatore è lasciato completamente solo di fronte alle riproduzioni, mute».
All’assessore alla Cultura Giovanna Bernardini, inoltre, non era sfuggito che Artribune neppure si soffermasse su di un artista del calibro di Loris Cecchini: «Il fatto che io non ne citi il nome (il che non vuole automaticamente dire che io ignori chi sia) deriva dal fatto – spiega Federici – che il mio articolo costituisce una panoramica sulle mostre del 450º (della morte di Michelangelo, ndr) a livello nazionale, e non si focalizza solo su Carrara. Ampio spazio è dedicato ad iniziative un tantino più importanti a Firenze e a Roma; e nella parte su Carrara l'attenzione è concentrata sulla mostra michelangiolesca stricto sensu . Detto questo, ribadisco: mi sembra peculiare inserire in un tris di mostre su "Michelangelo e Carrara" un'esposizione di opere che non c'entrano nulla né con l'uno, né con l'altra; e d'altra parte non si riesce a capire il carattere di necessità della presenza delle opere proprio di Cecchini».
Insomma, Federici si sente di confermare l'impressione che ho avuto al termine della visita: "Si doveva fare, e lo abbiamo fatto"».
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