Il Tirreno

Rumianca, il regista Ricciardi fa bis

di Melania Carnevali
Rumianca, il regista Ricciardi fa bis

Replica del dramma teatrale sulla fabbrica dei veleni al Parco della Comasca

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MASSA. Quando il teatro si mescola con la storia, sollevando ricordi, curiosità e anche un po' di rancore. È il caso di “La signora dei veleni”, lo spettacolo teatrale sulla storia dell'azienda chimica Rumianca, messo in scena dal regista massese, Riccardo Ricciardi, durante il Festival Lunatica e che sta diventando un caso teatrale. Lo spettacolo, che si è tenuto nell'area della ex Farmoplant, ha riscosso un grande successo: tutto esaurito, volti scossi, dieci minuti di applausi. E l'eco del successo si è espansa con numerose richieste dI bis, tanto che il regista ha deciso di riproporre una seconda data: il 16 agosto al Parco della Comasca ai Ronchi. «C'erano oltre 200 persone – racconta Ricciardi – E non c'era neanche un indirizzo preciso: hanno dovuto cercarlo seguendo i cartelli. Era uno dei pochi spettacoli di Lunatica a pagamento, quindi significa che è un tema sentito. Uno dei presenti si è avvicinato e mi ha detto: sono un parente di un ex operaio della Rumianca, grazie per aver fatto questo spettacolo».

La signora dei veleni, d'altronde, non è solo uno spettacolo teatrale. È la storia dei due volti dell'industrializzazione apuana: la crescita economica, lo stipendio il 10 del mese; e dall'altra l'inquinamento, le malattie, i casi giudiziari finiti nel nulla e le morti silenziose. È una storia che tocca perché i protagonisti sono reali e vivi: sono i due fratelli Vittorio e Giancarlo Manici, ex operai e figli di un ex operaio della Rumianca, morto prematuramente a 48 anni per colpa dei veleni che inalava a lavoro. Anche i due fratelli si sono ammalati gravemente. A Vittorio, operato di tumore ai polmoni, è stato riconosciuto il 70% di invalidità; a Giancarlo, affetto da enfisema polmonare cronica, è stato riconosciuto invece un grado di invalidità dell'8%.

Ma quella storia colpisce perché non riguarda solo i fratelli Manici: sono migliaia le persone che hanno lavorato nella Rumianca o che hanno avuto un fratello, un padre, un cugino, che è passato da lì finendo per ammalarsi e poi morire. Ma riguarda ancora di più la comunità proprio perché affronta quel tira e molla fra lavoro e ambiente, fra lavoro e salute, in cui spesso, troppo spesso, vince il primo. «Il problema – racconta Giancarlo Manici – è che ci sono troppe cose che non sono mai venute a galla e sembra che si voglia tenerle nascoste. Noi passiamo da parassiti che vogliono succhiare soldi, quando in realtà le nostre vite sono state distrutte da questo lavoro: io e mio fratello abbiamo perso i denti a 40 anni, entrambi spendiamo tutto in medicinali».

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