Sicurezza
Nuovo ospedale, i costi raddoppiano
Vendita dei vecchi immobili ferma, più oneri per il rischio idraulico, la spesa sale da 74 a 151 milioni. Il nodo distretti
MASSA. 74 milioni (e 376mila) euro. Questo era il costo previsto del Noa, il nuovo ospedale “delle Apuane” in costruzione in viale Mattei. Quella cifra era scritta nell’accordo di programma del novembre 2005 fra Regione, Comuni e Asl della Toscana, accordo che dava il via libera al finanziamento dei quattro nuovi ospedali “del futuro” (oltre che a Massa, a Lucca, Prato e Pistoia) per un investimento complessivo di 353 milioni. Oggi, nove anni dopo e con la struttura ormai quasi completata, il costo previsto è lievitato a 151 milioni (e 889mila) euro. In pratica i costi sono raddoppiati. Questo è quanto si legge nella bozza del nuovo Accordo di programma, il terzo dal 2005 per la realizzazione del nuovo presidio ospedaliero, discusso ieri sera in consiglio comunale.
A determinare l’esplosione dei costi sono stati diversi fattori. Primo fra tutti, il fatto che la Regione ha calcolato gli stanziamenti iniziali “al ribasso” allo scopo di mantenere in equilibrio i suoi bilanci. Ma c’è anche altro. La stessa Regione si è impegnata a finanziare un’’ulteriore somma di 19,8 milioni per coprire i mancati introiti che dovevano arrivare dalla “valorizzazione” (cioè dalla vendita) degli immobili dell’Asl che resteranno inutilizzati con l’apertura del Noa. In particolare, dalla valorizzazione delle strutture di Massa, si prevedeva inizialmente di ricavare poco meno di 28 milioni. Cifra rettificata a 13,2 milioni ricavabili dalla “valorizzazione di qualità” dell’ospedale San Giacomo e Cristoforo. Un’altra parte dell’aumento dei costi è stata generata poi dai maggiori oneri per la messa in sicurezza idraulica dell’area in cui è sorto l’ospedale, una zona fortemente soggetta ad allagamenti.
Ma al centro della discussione in consiglio non c’è stata la questione dei costi, ma quella del come sarà riorganizzata la sanità territoriale quando entrerà in funzione l’ospedale “per acuti” di viale Mattei. Il sindaco Alessandro Volpi ha portato in consiglio comunale la proposta di delibera che ridisegna la questione dei presidi socio sanitari. Mettendo nero su bianco l’abbandono della opzione di costruire un nuovo distretto in zona stazione e la volontà di ristrutturare e potenziare lo stabile di via Bassa Tambura. L’accordo stabilisce che la somma di 1,8 milioni di euro che il precedente protocollo (firmato dal sindaco Roberto Pucci) destinava all’acquisto del terreno di proprietà di Ferservizi (una controllata delle Ferrovie) vicino alla stazione allo scopo di realizzarvi il nuovo distretto vengano destinati all’«adeguamento e miglioramento mediante ristrutturazione del distretto di via Tambura».
La scelta, già annunciata da tempo, non è stata certo condivisa all’unanimità. E ha suscitato qualche perplessità anche nelle fila della maggioranza. Come quelle sollevate da Simone Ortori, consigliere ex Sel ora di Led. «Aldilà della decisione di non acquisire l’area della stazione e di puntare su via Tambura – dice – nell’accordo non c’è alcuna indicazione su come si riorganizza la sanità territoriale. Sulla capacità del distretto di via Tambura di ospitare il distretto ed eventualmente anche la cosiddetta “casa della salute” in cui lavoreranno i medici di base. Timori sulla “tenuta” della sanità le ha espresse anche Elena Mosti di Sel, la quale ha presentato un ordine del giorno che in sostanza dice: votiamo a favore di questo accordo ma chiediamo che ci sia un impegno a ridiscutere tutti gli assetti della sanità. L’odg è stato accolto dalla maggioranza, a conferma che le preoccupazioni erano diffuse.
Uno dei rischi, aldilà della “idoneità” dello stabile di via Tambura è che quando ci sarà il nuovo ospedale le “strutture” territoriali non siano ancora pronte. L’accordo prevede che l’Asl definisca entro il 30 luglio (che è già passato) il progetto di ritrutturazione di via Tambura. Il nuovo ospedale dovrebbe aprire – ma questa è una scommessa – nei primi mesi del 2015. Difficile riuscire a far coincidere i tempi.
Claudio Figaia
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