Il dolore
Quelle estati post miracolo economico
DI ALESSANDRO VOLPI* C'è stato un momento, nella storia italiana, in cui le canzoni hanno rappresentato l'espressione migliore dell'aspirazione "popolare" alla vacanza. Gli anni del prolungato...
DI ALESSANDRO VOLPI*
C'è stato un momento, nella storia italiana, in cui le canzoni hanno rappresentato l'espressione migliore dell'aspirazione "popolare" alla vacanza. Gli anni del prolungato miracolo economico sono stati accompagnati, e forse persino contraddistinti, dalla melodia di una colonna sonora che trasformava l'estate in una stagione dell'esistenza e i suoi riti in un modello di vita spensierato, dove il sentimento diveniva il principale regolatore degli usi e dei consumi collettivi. Si trattava della celebrazione musicale delle pratiche dell'innamoramento che prendeva forma in un'Italia finalmente in grado di divertirsi e di dedicare una parte dell'anno allo svago; nell'Italia degli anni Cinquanta e Sessanta diveniva possibile essere giovani, senza la necessità di un inquadramento ideologico nelle strutture dello Stato-regime o del partito, ed era proprio l'estate il momento nel quale la liberazione dal bisogno e dalle asfissianti retoriche del dovere trovavano compimento.
Il mare, non più simbolo di potenza geopolitica o di inquietudine letteraria, costituiva lo scenario più adatto per ambientare gli amori di una generazione che poteva permettersi, per la prima volta, di rinviare l'ingresso nella vita adulta. In questo scorcio di storia nazionale, prendeva corpo l'immagine della Versilia, di Poveromo, dei Ronchi, di Marina di Massa come i luoghi delle "nuove estati", durante le quali si aprivano gli ombrelloni, si ascoltavano le radio e soprattutto, la notte, si ballava. Era finita l'era dei capanni, delle ventose spiagge con tanto verde, dei cenacoli letterari e delle camere con vista che avevano lasciato spazio alle file interminabili di cabine, alle spiagge linde e rastrellate, ai confortevoli stabilimenti balneari e ai locali notturni. In quella fase nasceva il modello dell'estate dei villeggianti-consumatori, che dedicavano molto tempo e molti dei loro soldi alle produzioni musicali; pagavano biglietti salati alla Capannina del Marco Polo, alla Bussola, da Oliviero e alla Capannina del Forte, compravano milioni di dischi, facendo dell'Italia un formidabile mercato per ogni genere di cantanti, e affidavano alla musica gran parte del loro modo di vedere il futuro.
Pietro Faleni è stato uno degli straordinari interpreti di quella stagione a cui ha consegnato alcune delle canzoni più intense e più rappresentative; "una rotonda sul mare" può essere certamente considerata il manifesto dell'estate del miracolo italiano, in grado di dare forma ad un linguaggio rivolto non solo al pubblico nazionale ma ad una platea internazionale che si trovava davanti un paese nuovo e capace di attrarre non solo per le plurisecolari bellezze artistiche. In questo senso, il massese Faleni fa parte di quella affascinante schiera di personaggi, da Sergio Bernardini ad Aldo Valleroni che hanno saputo trasformare un lembo di costa tirrenica nello spazio del desiderio per un paese che voleva divertirsi e che aveva riscoperto - o forse scoperto per la prima volta - l'assoluta "legittimità sociale" del divertimento. Su quelle spiagge era possibile accedere alla trasgressione con un cono di gelato in mano, provando la sensazione di un rasserenato lusso democratico. Un simile spirito, Faleni riusciva poi a trasferirlo anche nelle feste di paese, nei night più rusticani, nelle sale da ballo, contribuendo a fare della musica il senso di appartenenza ad un territorio. Davvero grazie, maestro Pietro.
. *Alessandro Volpi
è sindaco di Massa.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
