Attenzione
Noi scultori “polverizzati” dagli industriali
Ecco il retroscena di come campano gli ultimi storici laboratori cittadini
Alberto Devoti è figlio, fratello e padre d'arte. La sua è una famiglia di quelli che il marmo lo lavora: per davvero. Prima con le mani e, ora, anche con le macchine. Ci ospita nella sua impresa-laboratorio in via Antica Massa: la sede storica, aperta nel 1960 dal padre Sergio, è a Battilana. Uomo Cna, per anni presidente del Consorzio Marmo Artistico Carrara, Devoti è l'emblema dell'artigiano-scultore: cioè chi lavora il marmo non solo per vagheggiamento, ma anche per campare. Parlando con lui si scoprono cose che non immagineresti: come il fatto che a Carrara un artigiano del marmo, per lavorare, ha grosse difficoltà a procurarsi.. il marmo: anche se vive nel più ricco distretto minerario del mondo.
Marble Weeks chiude i battenti: secondo lei è stata una manifestazione di successo?
«Quest'anno come "Devoti3D" non abbiamo partecipato: eravamo presenti solo come Consorzio Marmo Artistico. La prima edizione partì con una spinta nuova e un nuovo interesse: noi partecipammo, attivamente, da subito. Poi però, nelle edizioni successive, l'entusiasmo è scemato: queste manifestazioni sono valide se sono il punto di arrivo di un'attività diffusa di lavorazione in loco, altrimenti rimangono iniziative buone ma estemporanee. Per la lavorazione del marmo, diciamocelo, in politica a Carrara non si fa niente».
.. i politici carraresi non fanno perché sono incapaci o perché sono ostacolati?
«Per fare ci vogliono le risorse. E se la tassa marmi si usa per rimettere in sesto le casse del Comune, non si va lontani. Eppure trovami un altro comune che in Italia ha un extragettito come quello che Carrara ha dalla tassa marmi! Basterebbe impiegare il 5% di quella tassa per valorizzare la Scuola del Marmo e per un'operazione culturale di recupero della "memoria del marmo": la maggior parte dei ragazzi di qui non hanno mai visitato una cava!».
E questo è frutto di una politica consapevole o di un'incapacità di gestire la città?
«Sono state fatte delle scelte precise, del tipo: qui si estrae marmo e si può lavorarlo ovunque. Non so se sia stato pianificato a tavolino. Eppure, se io dico “Carrara”, ovunque nel mondo pensano al marmo e alla scultura. Le cave ci sono anche a Trapani, a Brescia.., ma se dico Brescia la gente non pensa al Botticino (un tipo di marmo, ndr)! Il nome di Carrara è legato al valore aggiunto che la gente ha dato al marmo, non alle cave!».
Chi ha dato valore aggiunto?
«Gli artigiani, gli scultori. E guarda che la linea di confine tra gli uni e gli altri è sottile..».
Torniamo alla lavorazione del marmo che non c'è o non c'è più. Per questo, secondo lei, ci sono o no delle responsabilità politiche?
«C'è stata una grande indifferenza e questo ha fatto sì che nel 1920-1930 a Carrara ci fossero 120-130 botteghe di artigiani e che oggi di laboratori ne siano rimasti una decina. E quelli che sono rimasti soffrono molto. Intendo una decina di laboratori "veri", storici, perché poi c'è anche chi si improvvisa..Bisogna trovare una soluzione».
Per cosa in particolare?
«Per un artista è difficilissimo farsi spazio. È letteralmente schiacciato dai produttori».
Dai produttori di cosa?
«Di marmo» .
Intende dire dagli industriali del lapideo, da chi escava, da chi ha le cave..
«Sì. Se io riesco a prendere una commessa, ho bisogno del materiale. E guardi noi (Devoti parla della propria impresa-laboratorio, ndr) siamo una realtà in grado di gestire una commessa dall'inizio alla fine, e non parlo solo di sculture ma anche di lavori di architettura, intarsi, design ecc.. (che è ciò che fa vivere un laboratorio, ndr), anche se spesso abbiamo lavorato per conto terzi e su disegni altrui. Per realizzare una commessa, devo acquistare il materiale: e noi lo acquistiamo, ma con grande difficoltà. Se poi si parla di quantità consistenti diventa persino difficile reperirlo».
Ma come? Gli industriali del marmo regalano i blocchi agli scultori! E quando un laboratorio locale prende una commessa ha così tante difficoltà per acquistare e trovare la materia prima? Non potete trovare una strada un po' più collaborativa con gli industriali?
«Ci vorrebbe un cuscinetto tra noi e loro».
Fatto da chi? Dall'Amministrazione? Dalle associazioni di categoria?
«Cna e Confartigianato non hanno la forza contrattuale necessaria..E comunque se ci troviamo in difficoltà estrema, un po' di colpa è anche nostra.. di noi artigiani del marmo».
Allora mi dica la vostra parte di colpa..
«Ad esempio: il Consorzio Marmo Artistico. È nato 8-9 anni fa. Siamo una decina di laboratori artistici consorziati. Dopo la spinta iniziale, di questo consorzio è rimasto solo il nome. Forse qualcuno pensa sia il Club di Topolino: ma è colpa nostra. È la mentalità di questo territorio, per cui ciascuno fa per conto proprio, che ha anestetizzato gli obiettivi iniziali. Eppure la Camera di Commercio ci aveva dato il sostegno economico, Cna quello logistico e Confartigianato quello formale-burocratico».
Avevate tutto! Soldi, incombenze risolte e competenze!
«Sì, è così. E con 25mila euro abbiamo fatto il nostro marchio. Anche qui non ti dico quanto tempo abbiamo perso a discutere per la differenza tra lavorazione artigianale e artistica.. Eppure Michelangelo diceva: "l'artista è per tre quarti un artigiano e per l'ultimo quarto non lo so .."».
Cioè?
«Se io faccio una lavandino è una lavorazione artigianale, se faccio Botero o Mitoraj è una lavorazione artistica. L'artigianale ha un marchio adesivo, mentre l'artistico ha un marchio più pregiato: è in metallo e viene impresso meccanicamente all'opera. All’inizio abbiamo fatto il marchio, le brochure, abbiamo partecipato a iniziative, fatto fiere, andati all'estero. Da circa tre anni il consorzio non fa niente».
C'è un presidente?
«Prima era Pedrini (Pedrini Mario & Co.), poi io, e poi Mirko Felici. Adesso Dino Sodini, che questa primavera è stato eletto presidente della Camera di Commercio, ha intenzione di rilanciare il Consorzio. Dopo l'estate dovremmo ripartire: speriamo. Ci sono tante cose da fare: ad esempio, io a Ricci (Norberto Ricci, presidente prima di Sodini, ndr) quante volte gliel'ho detto che non abbiamo neppure una sede! Avevamo chiesto la parte superiore del Museo del Marmo, ma non c’è stato nulla da fare..».
Non avrete una sede, però avete una strada! Marble Weeks ha dedicato la via Verdi ai laboratori del Consorzio Marmo Artistico: Corrado Lattanzi (l'architetto curatore dell'allestimento) ha detto anche che in futuro potreste "adottarla".. Le piace il risultato?
«A me, personalmente, non piace. E poi, lo sai che ci hanno chiamato 15 giorni prima che Marble Weeks iniziasse?».
Ma come? Si erano dimenticati di voi?!
«Non lo so, lasciamo stare. Guardiamo al futuro. Io sono per il passato per il presente, proiettato nel futuro. Io sono un futurista. Del resto tutte le macchine a controllo numerico che hai visto qui oggi le userebbe anche Michelangelo!».
11 - CONTINUA -
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