Il Tirreno

«Non sbattiamo le porte in faccia a chi investe»

di Alessandra Vivoli
«Non sbattiamo le porte in faccia a chi investe»

Il sindaco: Carrara non fa sconti a nessuno, nemmeno a chi la amministra ma i grandi gruppi che ci hanno scelto porteranno qui ricchezza e lavoro

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CARRARA. Quattro gruppi che vengono da fuori. Da molto lontano, ome nel caso della multinazionale americana General Electric e della Cpc group della famiglia Bin Laden. Ma anche da più vicino: come è accaduto con il gruppo Tyg di Giovanni Costantino e con il colosso del cachemire di Brunello Cucinelli. Investimenti milionari (24 milioni quelli della Ge, 15 della Tyg) già messi in campo o in procinto di partire (è il caso del polo Cuccinelli alla D’Avenza).

E, sullo sfondo una città scontenta. Una Carrara che, lo dice il sindaco Angelo Zubbani: «Deve ancora acquisire la consapevolezza di considerare questi arrivi, la scelta da parte di grande aziende del nostro territorio come contributi importanti in termini di ricadute economiche e occupazionali. Perché la sfida va accolta in positivo, non si devono sbattere le porte in faccia agli investitori anche se i limiti del rispetto, naturalmente, devono essere tutelati». «Carrara è una città stupenda- dichiara il primo cittadino - ma con un animo inquieto ed è una città difficile, anche da amministrare: Carrara, insomma, non fa sconti a nessuno nè a chi ci vive nè a chi ci viene a investire. Per questo i gruppi che scelgono il nostro territorio per i loro grandi progetti, oltre alle necessarie verifiche di fattibilità, infrastrutturale, naturalmente i piani industriali, devono fare uno sforzo ulteriore di capire un po’ meglio le dinamiche della città». La riflessione di Angelo Zubbani arriva all’indomani di quella che è stata salutata come una svolta storica alle cave di marmo apuane: l’ingresso, nel colosso Marmi Carrara, degli stranieri con l’acquisizione del 50% del pacchetto azionario della società, da parte del gruppo Cpc Holding della famiglia Bin Laden. Quello del sindaco diventa un discorso più ampio che si lega agli ultimi grandi investimenti effettuati sul territorio. E accolti non certo con il tappeto rosso, Anzi. «Negli ultimi due anni si sono affacciati sul territorio grosse opportunità, attraverso gli investimenti del gruppo Tyg e di Cuccinelli e di multinazionali stranieri come la General Electric e gli arabi della Cpc Holding. Da un lato questo ci dà la dimensione della forza attrattiva del nostro comprensorio dall’altro deve fare emergere in tutti la consapevolezza che solo mettendosi assieme il mondo delle istituzioni, quello associativo, imprenditoriale e anche i cittadini comuni, si può fare sistema e creare quella saldatura fondamentale per il rilancio del territorio stesso». «Insomma di fronte a questi nuovi arrivi sul territorio è importante il ruolo del sindaco, ma allo stesso tempo lo è il cittadino infastidito dai fuochi nel cantiere dopo mezzanotte - continua Zubbani - su questo bisogna lavorare. È fondamentale ricordare che questi gruppi non vengono a caso sul territorio, ma ci scelgono, rispetto a tutto il resto di Italia. Questa è la consapevolezza che dobbiamo ancora maturare, quella che ci porti a considerare questi arrivi come contributi importanti. Solo così si può pensare ad un cambio di marcia proprio attraverso iniziative che non possono far altro che far crescere la nostra città». Quello del sindaco è un messaggio preciso ai carraresi: «il territorio deve capire che l’attrazione per le imprese non arriva solo dal gradi di affidabilità della pubblica amministrazione ma anche e soprattutto dalla comunità stessa».

«Inoltre - conclude - questi quattro gruppi vengono a intervenire su settori che già ci appartengono come vocazione storica, non è che abbiamo riaperto la città e il territorio a modelli di sviluppo come quello della chimica su cui è stato espresso con forza il nostro “no”. Ci sono tutte le garanzie perché il territorio posso crescere, ma bisogna farlo tutti insieme. Il sindaco, i nuovi investitori, il cittadino infastidito dai fuochi e il patron di Nca che deve capire un po’ meglio la città». «Ma lo sforzo deve essere anche- conclude - degli americani della General Electric devono comprendere le esigenze di trasparenza, in termini di emissioni, che la città pretende».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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