Sicurezza
Il piastrino dell’alpino morto in Russia
Ritrovato dopo 70 anni e consegnato ai parenti: il caporalmaggiore Andrea Salutini venne dichiarato disperso nel 1943
CARRARA. Piange, Andrea Ceccarelli, 70 anni, sceso apposta da Bedizzano per questo evento che lo scuote. Nella sala del Comune, fra gli alpini e le autorità, non resiste alla commozione, quando si ritrova nelle mani quel piastrino metallico, ossidato dagli anni: è la mostrina di riconoscimento dell’antenato, soldato Andrea Salutini, matricola 202, dichiarato disperso sul fronte russo dal 31 gennaio 1943. Aveva il grado di caporalmaggiore. Da Bedizzano il 16 aprile 1938 aveva risposto alla chiamata di leva per la classe 1918. Partito per le armi, non tornò più. Le sue ossa, rimaste laggiù in Russia, giacciono probabilmente in una delle fosse comuni dei tempi di guerra, irritrovabili, ma quella mostrina con la scritta consumata dal tempo, recuperata dopo settant’anni, lo scorso maggio, è come se avesse riportato a casa il suo corpo tutto intero. Colmando il vuoto lasciato nella famiglia. I suoi genitori morirono senza poterlo rivedere. I nipoti oggi custodiscono la sua reliquia.
Sul tavolo della sala comunale la sua foto di allora, con la divisa del secondo Reggimento Alpini Borgo San Dalmazzo, Divisione Cuneense. Andrea Ceccarelli si chiama proprio come lo zio soldato, e proprio per questo custodirà lui la piastrina, d’accordo con gli altri nipoti presenti alla toccante cerimonia: Giovanna Salutini che sta a Bedizzano, Giuseppina Salutini di 80 anni, che sta a Massa, Roberto Ceccarelli di 66 anni che vive a Bonascola, Virginia Ceccarelli che abita a Carrara. Ci sono, anche i pronipoti. E’ il grande cuore degli alpini, di cui il soldato Salutini faceva parte, che ha permesso il ritrovamento della sua mostrina (forse strappatagli dal collo da qualche soldato nemico) rimasta sepolta per tanti anni nei campi di battaglia russi, che dopo il 1943 tornarono ad essere campi da coltivare.
Il presidente del consiglio comunale Luca Ragoni e l’assessore Massimiliano Bernardi presenti alla cerimonia, parlano dell’importanza della memoria storica. Condannano le guerre nel mondo, che ancora oggi continuano a mietere vittime civili e tanti bambini. La storia del soldato Salutini (che fece anche la campagna di Albania nel 1940, e poi nel 1942 fu in prima linea sul Don), i nipoti l’hanno sentita dalla voce di Ferdinando Sovran (di Venezia), che fa parte dell’Associazione nazionale alpini, la cui sezione Alpi Apuane presieduta da Gianni Romanelli ha curato la cerimonia e l’incontro con i familiari del caporalmaggiore disperso (il suo battaglione venne quasi del tutto annientato nella battaglia di Novopostojalovka nel gennaio 1943). Sovran che da anni va alla ricerca dei dispersi in Russia della seconda guerra mondiale, racconta ai parenti di Salutini e agli amministratori comunali, di avere visitato quasi tutti i villagi interessati dalla guerra degli italiani, «ma c’è ancora molto da fare in ricerche». Segnala i ritrovamenti di sepolture al ministero della Difesa, anche le piastrine, le foto, altri oggetti che la gente dei villaggi ha trovato e custodito, perché, dice Sovran, non conserva rancore per i fatti di guerra. «Quando mi consegnano qualche reliquia mi emoziono. Sono testimone del perdono della popolazione russa. Spero che il ministero possa avere più fondi per riportare a casa tutti i nostri caduti». Il piastrino di Salutini è stato ritrovato a Malakeevo da agricoltori dopo il disgelo del 1943 nei pressi del villaggio di Degtiarnoe dove ci sono fosse comuni. Romanelli dell’Ana Alpi Apuane, ha rintracciato i parenti a Carrara. «Andrea Salutini era il fratello di mio babbo – racconta la signora Giovanna – e viveva in casa con noi a Bedizzano. Partì giovane negli alpini, poi lo mandarono in Russia, da là ci scriveva; quando ho compiuto nove anni (sono nata il 14 dicembre) mi mandò in regalo dalla Russia una penna stilografica. L’ultima sua lettera che ci arrivò... mi ricordo che era di gennaio: scrisse “I russi sono sul Don”. Lui stava in fureria. Poi non arrivarono più le sue lettere. Ci dissero che era disperso, non si seppe dove». Ora lo sa, ma a lei il nome di quella località dice ben poco. Assieme agli altri parenti si stringe attorno a quella piccola mostrina che tutti guardano come se potesse parlare da un momento all’altro. La tromba suona il silenzio. Gli alpini sull’attenti, per quel soldato partito a 20 anni e non più tornato.
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