Il Tirreno

Appaltopoli carcere Accusa e difese pronte all’appello

Appaltopoli carcere Accusa e difese pronte all’appello

Sia il pm Soffio sia i legali di Iodice e degli altri due imputati hanno impugnato la sentenza. Processo bis entro l’anno

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MASSA. Sia l’accusa sia le difese hanno impugnato la sentenza di primo grado dell’appaltopoli del carcere di Massa. Per il sostituto procuratore Rossella Soffio le pene decise dal collegio sono troppo esigue, per gli avvocati dei tre imputati invece i giudici hanno usato la mano pesante. E soprattutto ci sono alcuni passi del dispositivo che non rispecchiano quanto è emerso in dibattimento. Le notifiche sono già partite ed è probabile che entro dicembre possa cominciare il processo di appello.

Alla sbarra l’ex direttore del carcere di Massa Salvatore Iodice e con lui Stefano Tendola, ex geometra del provveditorato alle opere pubbliche, e Salvatore Cantone, ex contabile della casa circondariale. Iodice è stato condannato a sei anni di reclusione e all’interdizione perpetua dai pubblici uffici, mentre a Tendola due anni (e uno di interdizione dai pubblici uffici), e a Cantone 18 mesi (e stessa durata di interdizione). Il sostituto procuratore Rossella Soffio, secondo i tre giudici di primo grado (il collegio era composto da Sgambati, Aracri e Garofalo) ha dimostrato quasi la metà delle contestazioni fatte a Iodice. Il pubblico ministero di anni ne aveva chiesti dieci, però. Anche con Tendola era stata esauriente (tre anni era la sua richiesta). Meno convincente invece nei confronti di Cantone (per cui aveva chiesto cinque anni). Un verdetto che aveva richiesto un’attesa abbondantemente sopra le quattro ore e che aveva costretto il collegio a cambiare stanza per consultare degli atti che si trovavano nell’ufficio del presidente Sgambati.

Il processo era iniziato - con il rito immediato - il 10 novembre del 2010 tra mille polemiche per la richiesta dell’accusa di non passare dal giudice dell’udienza preliminare. Oltre che per Iodice, Cantone e Tendola il rito immediato era stato richiesto anche per Carlo Bernardini, responsabile dell'ufficio del ministero Infrastrutture e trasporti, provveditorato interregionale alle opere pubbliche Toscana-Umbria, e Prospero Santacroce, amministratore delle società Comies Srl e Ci-Esse Eleitric Snc. Riti abbreviati, invece, per entrambi: Bernardini aveva patteggiato oltre due anni e Santacroce in appello ha preso tre anni e quattro mesi. Stralciata la posizione di Morgana Martelli che poi ha patteggiato un anno di reclusione.

Sempre per quella appaltopoli è stato concluso un terzo filone di inchiesta con la richiesta di rinvio a giudizio per ventidue persone. Il gup Alessandro Trinci doveva decidere a giugno ma poi per un difetto di notifica ha rinviato l’udienza a novembre. Ecco chi sono le ventidue persone iscritte nel registro degli indagati per il terzo filone dell'operazione Do ut des: Salvatore Iodice, ex direttore della casa circondariale di Massa; Salvatore Cantone, ex contabile del carcere; Prospero Santacroce, imprenditore e titolare di alcune delle ditte coinvolte nell'appaltopoli; Stefano Capitanini, socio di Santacroce; i funzionari delle opere pubbliche Carlo Bernardini, Alessandro Giusti e Rosanna Azzolina; gli imprenditori Alessandro Gravello, Luciano Bassi, Ezio Lazzoni, Giorgio Barzotti, Nicola Barzotti, Domenico Arduini, Tommaso Desi, Salvatore Veteri, Massimo Antonelli, Mario Rotella, Roberto Mazzoni, Enzo Margheriti, Mario Margheriti; le guardie penitenziarie Giuseppe Capuozzolo e Massimiliano Gasperini. Le nuove accuse, così come le vecchie, riguardano lavori eseguiti all'interno del carcere di Massa con bandi fittizi e somme urgenze inesistenti.

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