Attenzione
«Volevano entrare in casa, ho paura»
Il racconto di un settantenne che ha scoperto che gli addetti dell’Enel in realtà erano dei malviventi e ha chiamato il 112
MASSA. Leggendo il Tirreno Antonio, settantenne massese, si è riconosciuto nell’articolo che raccontava del boom di truffe agli anziani. Anche lui ha rischiato di essere vittima del raggiro dei falsi addetti Enel, ma siccome abitualmente sfoglia i giornali e guarda la tv (in questi giorni le reti Rai trasmettono uno spot anti truffa con Lino Banfi) non c’è cascato. Anzi, stava per fare arrestare il malvivente che voleva entrare in casa sua. Così ieri mattina ha deciso di venire in redazione a raccontarci la sua storia: «Voglio spiegare ai miei coetanei che bisogna tenere sempre gli occhi aperti». E ammette: «Ho paura che possano riprovarci e di non essere così vigile».
Antonio - ha autorizzato a pubblicare solo il suo nome di battesimo - proprio l’altro ieri ha aperto la porta a un uomo sulla trentina che gli voleva fare delle domande circa il suo contratto con l’Enel. «Stava per entrare in casa, ma io l’ho fermato sull’uscio perché non mi fidavo. Così mi ha tenuto mezz’ora facendomi una serie di domande che non avevano proprio a che fare con la fornitura di corrente elettrica. Io per quanto ho potuto ho risposto, poi quando ha chiesto nuovamente di entrare per andare in bagno ho inventato una scusa. Non è bastato a farlo andare via, però. Così gli ho detto di farmi vedere il tesserino e poi ho minacciato di chiamare la polizia. È bastata quella parola per farlo sparire in un attimo».
Non è la prima volta che il settantenne riesce a evitare una truffa. «Qualche tempo fa ci avevano riprovato. Era una ragazza piuttosto carina, mi ha fatto un paio di complimenti ha cercato di essere simpatica a tutti i costi. Mi proponeva un’assicurazione sulla vita e mi aveva detto che sarebbe stata raggiunta da una sua collega che si trovava poco distante dalla mia abitazione. Voleva aspettarla in salotto e stava per tirare fuori il contratto per la firma. Anche in quel caso non mi sono fidato e le ho detto che in casa non potevo farla entrare perché c’era la mia nipotina che si era appena addormentata, ha provato a insistere e così le ho chiesto di lasciarmi il suo numero di telefono promettendole che l’avrei richiamata il giorno seguente. È andata via infuriata».
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