La manifestazione
Carrara ribatte a “Artribune”
CARRARA. Il comune di Carrara risponde alle critiche che Fabrizio Federici ha scritto su Artribune sulla mostra dedicata a Michelangelo, allestita al Centro Arti Plastiche di Carrara. «La mostra al...
CARRARA. Il comune di Carrara risponde alle critiche che Fabrizio Federici ha scritto su Artribune sulla mostra dedicata a Michelangelo, allestita al Centro Arti Plastiche di Carrara.
«La mostra al Cap è una mostra didattica che mette a confronto, per la prima volta, le Pietà di Michelangelo. Pur essendo copie (ma nessuno dell'organizzazione ha mai parlato di originali) hanno principalmente lo scopo di mostrare, anche a chi non è un frequentatore abituale di mostre e musei, il percorso stilistico dell' autore, dando inoltre conto della fortuna delle copie e dei calchi in gesso che hanno contribuito a decretarne la fama in ogni parte del modo».
Perché una mostra didattica? «Si spiega facilmente: all'interno di una manifestazione come Marble Weeks, che richiama moltissime persone, si è tenuto conto di tanti pubblici diversi. Non è un caso che le mostre legate tra loro siano tre: quella delle Pietà, quella del fotografo Massimo Siragusa e quella di Loris Cecchini. Inoltre è una formula espositiva molto praticata e da rivalutare in tempi di risorse sempre più scarse, cosa che Federici pare dimenticare».
«L'ombra del bello, lo scritto di Giovanna Uzzani che accompagna la mostra, ricostruisce in maniera mirabile la fortuna delle riproduzioni michelangiolesche, tanto preziose come fonte di conoscenza per amatori, artisti e studiosi di ogni tempo, dichiarandone un valore storico-culturale degno di una loro sistemazione museale. Il tema della Pietà, e la conseguente moltiplicazione delle sue copie, inoltre, ebbe un radicamento sul territorio apuo-versiliese, allorquando conobbe una vasta diffusione nell'arte funeraria».
«Veniamo ad altri aspetti della recensione: 1. Non è vero che le riproduzioni di disegni non hanno un filo logico: non vi è ordine cronologico, in quanto si procede per temi fogli attinenti agli studi per le Pietà; anche in questa circostanza un po' più di attenzione da parte del recensore sarebbe stata auspicabile. 2) La presenza di copie di disegni custoditi in ogni parte del mondo è consona alla natura didattica della mostra. 3) Proprio per il suo carattere didattico, l'esposizione si presenta come un manuale di storia dell'arte, in cui si accostano immagini diverse di opere diverse conservate in luoghi diversi. 4) La scelta del titolo: gli organizzatori erano consapevoli del fatto che il "qui" non si riferiva a Carrara, ma hanno comunque giocato sulla vaghezza del verso michelangiolesco. 5) I suggerimenti dati dal recensore su altre possibili alternative vanno considerati modelli curatoriali, che sarebbe bene mettere in parentesi quando si passa dal ruolo di curatore a quello di critico, ma ci sono due buoni motivi per metterli in discussione. Il primo, in riferimento ai progetti di Michelucci, è dovuto all'indisponibilità dei disegni prestati a Casa Buonarroti. Il secondo, in riferimento al Crocifisso di Massa, è una via impraticabile e inutile. Non solo perché quando ci si avventura in attribuzioni su opere del periodo giovanile di Michelangelo si percorrono sentieri scivolosi con il rischio di sollevare molto rumore per "il nulla" ( emblematica, in tal senso, la vicenda del crocifisso acquistato recentemente dallo Stato Italiano), ma perché il Crocifisso di Massa , per il quale è meglio lasciare nel dimenticatoio l'attribuzione parronchiana a Michelangelo, non ha mai avuto una sola pezza d'appoggio documentaria che ne giustificasse la paternità».
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