Il Tirreno

Marmo di Carrara gratis, no grazie

di Alessandra Vivoli
Marmo di Carrara gratis, no grazie

Il presidente della coop Gioia: non lo hanno voluto per il nuovo ospedale. L’ultimo grande committente? Michelangelo

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CARRARA. «Realizziamo opere grandiose in tutto il mondo e non siamo riusciti a mettere nemmeno uno scalino nel nostro nuovo ospedale. Nonostante avessimo offerto il materiale gratis».

È con amarezza che il presidente della cooperativa Gioia Anselmo Ricci, parla dell’offerta di bianco venato avanzata, e rifIutata, per l’ospedale unico delle Apuane.

«Il sindaco Zubbani si era giustamente ribellato all’idea che non venisse utilizzato il marmo locale nel progetto dell’ospedale - spiega - Oltre un anno fa organizzò un incontro proprio al nuovo ospedale a cui partecipò anche la dottoressa De Lauretis, insieme a diversi dirigenti della società aggiudicatrice dell’appalto. La nostra cooperativa era orgogliosa di donare i marmi per la mega hall e le scalinate principali. Si entrò anche nei dettagli tecnici, si parlò di spessori del pavimento e degli scalini. Il sindaco era raggiante e anche i dirigenti convennero all’idea che era giusto utilizzare il marmo locale. Dissero che mi avrebbero richiamato entro due o tre giorni. Nessuno mi ha fatto più sapere niente».

«Cosa sarebbe Pisa senza piazza dei miracoli, cosa sarebbe Firenze senza il duomo e il campanile, opere fatte con il marmo, ma tanto tempo fa. La cosa che più mi amareggia - conclude Ricci - è che l’ultimo vero committente toscano è stato un certo Michelangelo»

«Le cave fanno parte del paesaggio». «Noi non distruggiamo niente. Le cave di marmo non sono un elemento di criticità».

A intervenire sulla questione del piano paesaggistico, che poche settimane fa ha sollevato la protesta (e lo sciopero) degli industriali del lapideo, è Anselmo Ricci, presidente della cooperativa Gioia.

«Le cave non vengono viste come elemento del paesaggio - spiega - e questo è in contraddizione con la convenzione europea, proprio sul paesaggio e con lo stesso principio sostenuto dal Comune di Carrara nel piano strutturale. In contraddizione con tutto questo l’assessore Marson ha considerato le nostre cave come elemento di distruzione del paesaggio stesso, come solo una criticità, e negli obiettivi e nella finalità della scheda d’ambito devono quindi essere fortemente limitate e condizionate».

«Tutto questo è inaccettabile - sostiene Ricci - noi non distruggiamo nulla, lavoriamo con piani di coltivazione ben precisi e regolamentati dalla conferenza dei servizi. Ed il materiale estratto, nelle figure che vi si nascondono, contribuisce ad abbellire le città di tutto il mondo. Inoltre la cava rappresenta la sfida millenaria tra l’uomo e la natura determinando uno scenario di rara bellezza riconosciuto in tutto il mondo».

«Le cave - prosegue - all’interno delle Apuane rappresentano meno del 4%. Questa piccola percentuale non può essere etichettata come distruzione del paesaggio ma, al contrario la caratterizzazione del paesaggio stesso».

«Filiera, si va verso la rilo calizzazione». È un concetto preciso quello a cui fa riferimento il presidente della coop Gioa.

«Così come negli altri settori anche nel marmo stiamo assistendo a un fenomeno nuovo, quello della rilocalizzazione, la tendenza di tornare ad investire nel nostro paese. Dimostrazione ne è - sostiene - che il fatturato dei lavorati è aumentato del 9,30% sul 2012. Quello che può fare la pubblica amministrazione è accorciare i tempi nell’espletamento delle procedure e tutte le lungaggini burocratiche ben chiare a tutti, non solo alle imprese».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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