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Guerra tra bande Il riesame conferma gli arresti domiciliari

Guerra tra bande Il riesame conferma gli arresti domiciliari

I giudici di Genova però hanno concesso a Marco Menchini di poter uscire da casa soltanto per andare a lavorare

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MASSA. Il riesame di Genova ha respinto quasi tutte le richieste di libertà presentate dai legali dei ragazzi finiti nell’indagine della squadra mobile sulla guerra tra bande. Restano ai domiciliari, quindi. I giudici del capoluogo ligure però hanno alleggerito la posizione di uno dei cinque giovani colpiti dalla ordinanza di custodia cautelare firmata dal gip Alessandro Trinci: Marco Menchini, difeso dall’avvocato Lazzari, potrà uscire da casa per andare a lavorare. Per tuttio gli altri non cambia nulla, ma i legali stanno già preparando il ricorso in Cassazione.

All'appello mancava il ventunenne Alessandro Tonlazzerini, per il quale il gip, il giorno dopo l'arresto, aveva revocato i domiciliari, visto che in sede di interrogatorio di garanzia il ragazzo era riuscito a convincerlo della sua estraneità ai fatti. Il giudice deve, invece, ancora fissare l'interrogatorio di garanzia per il settimo ragazzo che secondo la procura e la squadra mobile sarebbe coinvolto nella rissa dell'ottobre 2013, ovvero Giacomo Pucci che si trova in carcere condannato per tentato omicidio, per i fatti avvenuti davanti al disco pub Baraonda nel dicembre 2013.

In sede di riesame i legali dei ragazzi hanno provato a dimostrare di essere stati aggrediti e di essersi soltanto difesi. Davanti al gip invece avevano negato l'esistenza delle bande cittadine rivali. Ma il sospetto degli inquirenti è che quella rissa al Vintage sia collegata ai fatti di sangue che hanno toccato la provincia apuana l'anno scorso, ossia l'accoltellamento al Baraonda, dove rimasero feriti per mano di Giacomo Pucci proprio Marco Menchini e Franco Pucci, oggi indagati dalla procura per la rissa di Cinquale, e l'omicidio di Natale in piazza Mercurio a Massa, in cui morirono Enrico Baria e Andrea Fruzzetti accoltellati da Andrea Mazzi, il ventiduenne in carcere per questo delitto, in attesa di processo. La procura sostiene l’esistenza di un filo rosso che unisce questi tre episodi in particolare, ma anche tanti altri episodi in generale, come auto incendiate, armi rubate, danneggiamenti e risse varie.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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