Attenzione
Artribune stronca mostra su Michelangelo
La testata d’arte: «Tributo frettoloso al Grande Maestro». Nessuna menzione per le opere di Viani e Vangi al Cap
CARRARA. Arriva la stroncatura della critica ad un mese dall’inaugurazione della mostra “A sculpir qui cose divine”, ospitata al Centro Arti Plastiche di San Francesco, e che Carrara dedica a Michelangelo, a 450 anni dalla sua morte. Al Grande Maestro «questo tributo frettoloso non piacerebbe» scrive Fabrizio Federici su “Artribune”. Nei salotti cittadini si chiacchiera di quanto Artribune abbia azzoppato l’esposizione-fiore all’occhiello dell’estate culturale cittadina, che rimarrà aperta fino alla chiusa del festival Con-vivere.
Tre stroncature. La mostra del Cap è una “trilogia”. La mostra dedicata a Michelangelo, che dà il titolo all’intero progetto, curata da Giovanna Uzzani, mette a confronto i modelli delle Pietà michelangiolesche, dalla Pietà Vaticana alla Pietà Rondanini. Anche se non si tratta degli originali, le Pietà rappresentano un momento di riflessione sulle mutazioni artistiche, filosofiche e religiose dell’epoca in cui Michelangelo visse. Poi ci sono le altre due mostre: una del fotografo Massimo Siragusa, i cui scatti “fermano” i luoghi michegelangioleschi per eccellenza (le cave, ad esempio); e l’altra di Loris Cecchini, “Bushwalking, ovvero scultura contemporanea: sua è una leggerissima amaca in vetro... Federici le stronca tutte e tre. Per le Pietà: «Peccato che si tratti di fotocopie, e che si sia scelto a caso cosa fotocopiare». Per la mostra fotografica: «Immagini legate a Michelangelo come potrebbero esserlo a Tenerani o Moore»; per le sculture d’arte contemporanea: «Servono solo a far vedere che oggi si fanno sculture del tutto diverse da quelle che faceva lui».
Quale critica? Innanzitutto cerchiamo di capire quale auctoritas rappresenti, in fatto di arte e cultura, Artribune. Artribune è «una piattaforma – così si autodefinisce dal proprio sito web – di contenuti e servizi dedicata all’arte e alla cultura contemporanea, nata nel 2011». Una piattaforma, appunto: sulla quale si può esprimere la propria opinione. E Federici, coordinatore del progetto “Osservatorio Mostre e Musei” della Scuola Normale, dice la sua. È credibile che il comune di Carrara rispondi ad Artribune. Intanto, sentiamo l’assessore Giovanna Bernardini: «Dall’inaugurazione abbiamo avuto più di 1.000 visitatori e questo ci sembra un ottimo risultato. Siamo molto contenti. L’altra sera avevamo come ospiti le rappresentanze del “Luigi Pecci” di Prato (punta di diamante dei musei toscani di arte contemporanea, ndr) compreso Fabio Gori: sono rimasti a bocca aperta. Le critiche? Che dire? Il meglio è nemico del bene. E .. non riconoscere l’arte di Loris Cecchini è come essere un critico letterario e non conoscere Sanguineti!». Il consiglio che noi ci sentiamo di dare è: prima di prendere per buone stroncature o plausi andate a vedere la mostra michelangiolesca del Cap. Anche se non siete un occhio esperto. Anche se non siete Philippe Daverio (Rai 3, Passepartout)
Vangi e Viani. Un dettaglio. Si parla molto della mostra del Cap dedicata a Michelangelo, ma quanti carraresi sanno che lì, al piano terra del Cap, è esposta (come “dotazione” del Centro) una dozzina di opere di grandissimo pregio? Artribune neppure la menziona. Noi parliamo dei premi-acquisto delle Biennali storiche che si sono svolte tra il ’57 e il ’69. Opere che per anni sono rimaste impacchettate nei magazzini del museo del marmo. E che ora sono lì, in esposizione: in pochi lo sanno e molti lo ignorano. Parliamo dell’“L’uomo seduto” (marmo bianco, 1969) di Giuliano Vangi, che da solo vale almeno 350mila euro. Della “Figura” (1959 in gesso, 1974 in marmo) di Alberto Viani. E ancora: “Un re” (gesso, 1957) di Augusto Perez, “La Corale” (bronzo, 1961) di Mario Negri, la “Colomba nera” (1962) in marmo nero del Belgio di Carlo Sergio Signori... Fatevi un regalo: andate a vederla questa splendida dozzina.
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