La manifestazione
Ambientalisti contro le cave e Baccioli
CARRARA. «Ci lascia basiti l'affermazione di Baccioli che sostiene che le cave siano parte del paesaggio. La realtà è che lo alterano e lo distruggono, creano dei vuoti, inquinano le falde acquifere,...
CARRARA. «Ci lascia basiti l'affermazione di Baccioli che sostiene che le cave siano parte del paesaggio. La realtà è che lo alterano e lo distruggono, creano dei vuoti, inquinano le falde acquifere, intercettano sorgive e compromettono l'habitat di molte specie animali e floreali». A parlare è Rosalba Lepore, a nome del gruppo Salviamo le Alpi Apuane, che a distanza di qualche giorno dal dibattito organizzato dalla Cgil a Bonascola sul tema del Piano paesaggistico, prende carta e penna e scrive un comunicato fiume di tre pagine.
«Erano presenti esponenti del mondo imprenditoriale, sindacale e istituzionale, compreso il presidente Rossi della Regione Toscana – scrive - mentre i rappresentanti delle associazioni ambientaliste, pur presenti in platea, non hanno avuto la possibilità di esprimersi». Due i punti su cui il gruppo insiste: il primo, appunto, l'affermazione del presidente degli industriali. «Noi non guardiamo al paesaggio come a una meccanica risultanza dell'incontro tra attività antropica e ambiente. Se passasse questo concetto, senza alcun filtro di giudizio, anche le discariche e qualsiasi sito degradato avrebbero dignità di paesaggio. Rifiutiamo il modo di pensare di Assindustria che non dà valore all'ambiente e all'opera umana, eccetto quella del cavare e della ruspa». Sempre di Baccioli l'altra affermazione che ha lasciato basito il movimento ambientalista.
«Troviamo assurda l'affermazione, fatta per irridere a chi, invece, giustamente si addolora per la scomparsa di un sentiero, per cui “L'Italia è un Paese fondato sul lavoro e non sulle passeggiate”. Baccioli si dimentica che la rete sentieristica è l'espressione di una rivisitazione culturale e sociale di luoghi abbandonati e oggetto di riappropriazione per una nuova vita, nonché lo spazio entro il quale tramandare la storia passata». Critiche arrivano anche al sindacato.
«Dispiace constatare che, di fronte a tale affermazione, per certi versi offensiva, nessuno dei relatori presenti nel parterre, in un contesto, peraltro, sensibile ai valori della Resistenza e della Libertà come quello della Cgil si sia sentito in dovere di precisare che distruggere un sentiero, significa annullare la nostra storia, disconoscere il lavoro faticoso degli abitanti e l'opera volontaria di tanti soci Cai, impedire alle nuove generazioni di imparare i fatti storici direttamente sui luoghi di svolgimento e non solo sui libri e sulle foto». (m.c.)
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