Il Tirreno

Ricordando Cristina, un anno dopo

Ricordando Cristina, un anno dopo

Il 28 luglio 2013 la domenica di sangue sul lungomare. Da allora boom delle denunce per minacce

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MASSA. Ieri la messa in ricordo di Cristina Biagi nella chiesa di San Pio X ha riaperto una ferita che non vuole rimarginarsi. Il 28 luglio del 2013 Marco Loiola, 40 anni, ha ucciso la moglie, dalla quale si stava separando, e ha gravemente ferito un amico di lei. Tutto davanti a decine di persone, in un ristorante sul lungomare di Marina di Massa. Uscito dal locale Loiola ha anche minacciato alcuni passanti e poi si è tolto la vita sparandosi.

Una tragedia che però è stata una lezione per tutti nella provincia apuana: procura, polizia e carabinieri hanno intensificato i controlli creando un vero e proprio pool che si occupa costantemente delle denunce tra coniugi, inasprendo le misure di custodia cautelare non appena vengono pronunciate minacce pesanti. Anche il governo letta era intervenuto per dire basta al femminicidio. Nonostante questa dolorosa vicenda gli episodi che vedono uomini alzare le mani sulle donne che dicono di amare arrivano senza soluzione di continuità. Ad occuparsene sono i sostituti procuratori Alessandra Conforti - è lei che ha seguito il caso di Cristina - e Roberta Moramarco.

Un centinaio le vicende arrivate sulle loro scrivanie da quando c’è stato l’uxoricidio suicidio. Una delle più eclatanti riguarda un uomo di 45 anni che ha minacciato la compagna più volte e per questo è finito ai domiciliari, non appena il giudice per le indagini preliminari ha attenuato la custodia cautelare nel divieto di avvicinarsi all’ex lui si è presentato sotto casa della donna e ha detto di volerla uccidere. Lei ha chiamato i carabinieri e lui è tornato prima in carcere e infine ai domiciliari. Adesso sembra che si sia calmato, ma la situazione continua a essere monitorata.

Come ogni anni con l’arrivo dell’estate è aumentata la litigiosità tra le mura amiche e le pattuglie di polizia e carabinieri devono fare gli straordinari.Sono interventi che richiedono agli operatori di polizia una notevole perizia, massicce dosi di buon senso, equilibrio ed esperienza, in quanto le liti - spiega la questura - possono facilmente degenerare in fatti di sangue, anche drammatici. C’è proprio una sorta di prontuario sulle modalità dell’intervento: si deve intervenire sul luogo con celerità, proprio per l’incombente rischio del verificarsi di reati seri, quali le minacce gravi, le lesioni, fino ad ipotesi decisamente più gravi. Una volta a contatto con i contendenti, che dovranno essere identificati, si deve capire rapidamente la situazione (che deve essere comunque già sufficientemente delineata dalla sala operativa alla quale è giunta la telefonata di richiesta d’intervento)ed evitare di prendere le parti di uno di essi. A meno che non si riscontrino reati per i quali sia obbligatorio procedere “d’ufficio” segnalando l’accaduto all’autorità giudiziaria, si dovrà quindi spiegare quali sono le vie legali che l’ordinamento giuridico mette a disposizione dei cittadini per risolvere i conflitti tra privati.

Ieri a San Pio X sono tornate le scarpette rosse e la voglia di ricordare Cristina e la sua voglia di vivere.

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