Il Tirreno

Miasmi e strada interrotta ora Groppoli chiede aiuto

di Gianluca Uberti

Una settantina di abitanti si è rivolta al sindaco di Mulazzo per avere più tutela della piana in cui vivono e che ormai da tempo è in uno stato di degrado

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MULAZZO. Una settantina di abitanti della frazione di Groppoli chiedono al Comune di Mulazzo interventi per la valorizzazione e la tutela della piana in cui vivono: «Una strada vicinale interrotta, che scendeva nel greto del fiume Magra e proseguiva lungo una delle stradine che attraversano i campi, un depuratore che è un maleodorante sistema di vasche che non smaltiscono più le acque nere e spesso intasano le tubature, un’autostrada che passa rumorosa vicino alle case».

È su questi problemi che il folto gruppo di residenti, rappresentati da Riccardo Boggi, noto per essere uno studioso della storia e promotore della cultura lunigianese, ha chiesto un incontro al sindaco di Mulazzo, Claudio Novoa, con una lettera accompagnata da oltre settanta firme.

«La strada è stata interrotta di recente - prosegue Boggi - con la costruzione di una barriera-argine al canale dell’Angiola, proprio nei pressi dei vasconi dove confluisce la rete fognaria e che smaltivano i liquami con un sistema a dispersione che, attualmente, sembrerebbe interrotto, dovrà essere ripristinato e forse anche modificato. L’attenzione di questi numerosi cittadini per la conservazione e la valorizzazione della vasta piana, strappata al fiume con secolari lavori di arginatura, non vuole essere un’iniziativa polemica nei confronti dell’Amministrazione comunale, così come non vi è contestazione nei confronti di un’importante attività di pescicoltura. I cittadini chiedono semplicemente che sia completato il progetto di riqualificazione dell’area, anche come luogo di ricreazione al servizio non solo della comunità mulazzese, ma di tutto il comprensorio» conclude Boggi.

La piana di Groppoli ha tutte le caratteristiche per diventare un’attrattiva per il tempo libero, anche grazie ai privati che hanno recuperato egregiamente alcune delle antiche casette dove, in estate, i contadini soggiornavano fino agli anni ‘50 del secolo scorso per la raccolta dei fieni e degli ortaggi, per tornare poi al tempo della raccolta delle castagne nelle frazioni collinari.

Si tratta di un singolare esempio storico di “migrazione interna”, peraltro già documentato agli inizi del 1600 in una cronaca che racconta degli abitanti che hanno abbandonato le case raccolte attorno al castello di Gavedo per “andare a vivere alla campagna, per la comodità dei campi e la ricchezza di sorgenti”, dando vita alle tante frazioni del paese.

Ora gli abitanti si augurano, dopo l’incontro che il sindaco si è già reso disponibile ad organizzare, che i problemi fatti presenti vengano risolti nell’interesse di tutta la comunità.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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