Il Tirreno

Botte a moglie e figlio per rimanere in chat

di Alessandra Vivoli

Operaio di 52 anni denunciato per maltrattamenti in famiglia Per stare “attaccato” al computer si era licenziato dal lavoro

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CARRARA. Le chat erano diventata la sua ossessione. Lui, che fino a poco tempo prima conduceva una vita normale, fra casa e lavoro, viveva ormai attaccato al computer. Perso in conversazioni private con tante fidanzate virtuali, con i cui avatar (riproduzioni ad alta definizione tecnologica) aveva ogni notte degli incontri sessuali, ci passava ore ed ore. Un’ossessione che, nel giro di pochi mesi lo aveva spinto alla drammatica decisione di licenziarsi dal lavoro. E fino ad arrivare a picchiare la moglie, di 53 anni, e il figlio 19enne. “Colpevoli”, secondo lui, di impedirgli di stare in chat per l’intera giornata e l’intera notte.

Un’incubo che per la compagna dell’operaio 52enne indagato per maltrattamenti in famiglia, è cominciato nel gennaio di un anno fa quando il convivente si è avvicinato al mondo delle chat. Dalla realtà virtuale l’uomo è stato poco a poco fagocitato. Prima - ha raccontato la ex compagna che ha trovato il coraggio di andare in Commissariato a denunciarlo - trascorreva al computer alcune ore. Poi sempre di più. E ai richiami della donna e del figlio, anche banalmente per andare a tavola a mangiare o per fare un minimo di conversazione la sera, rispondeva prima picchiando il muro. Sbattendo i pugni sul tavolo. Poi percuotendo la compagna e il figlio che volevano staccarlo dalle sue donne, quelle che nella realtà delle chat erano divenute le sue fidanzate. Tutte belle, giovani, almeno così si presentavano negli avatar, quelle riproduzioni fatte al computer che l’uomo ostentava e di cui si vantava proprio con la moglie e con il figlio.

La storia è andata avanti per un anno. L’ex operaio, che per rimanere appiccicato al computer tutto il giorno aveva rinunciato addirittura al lavoro, aveva poi cominciato - sempre stando a quanto la convivente ha denunciato alla polizia, anche a bere.

E questo, sempre secondo la donna, lo avrebbe reso ancora più aggressivo: tanto da mandarla all’ospedale (la polizia ha acquisito i referti del Pronto soccorso) più di una volta. E a fare le spese della rabbia del padre era spesso anche il figlio.

L’uomo era arrivato a portarsi il computer portatile a letto, continuando con le sue conversazioni in chat per tutta la notte, mortificando la compagna con continue allusioni alle sue prestazioni sessuali virtuali.

La vicenda è andata a avanti fino a che la compagna non ha deciso di sporgere denuncia, anche, e soprattutto, per proteggere il figlio dalla violenza del padre.

A quel punto sono partite le indagini della polizia, sono stati acquisiti i rferti medici, e le testimonianze di quanto accadeva fra le mura domestiche.

Alla fine l’uomo è stato indagato per maltrattamenti in famiglia.

In tribunale a Massa nei giorni scorsi il gip Antonia Aracri ha disposto nei suoi confronti la misura cautelare dell’allontanamento dalla casa familiare.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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