La manifestazione
Interrogato il direttore accusato di peculato
MASSA. È di nuovo libero Leoniero Guerra, ex direttore della Ifir, società massese di aste giudiziarie, arrestato mercoledì dalla guardia di finanza. La misura cautelare degli arresti domiciliari è...
MASSA. È di nuovo libero Leoniero Guerra, ex direttore della Ifir, società massese di aste giudiziarie, arrestato mercoledì dalla guardia di finanza. La misura cautelare degli arresti domiciliari è stata revocata ieri, mentre alcuni suoi conti correnti rimangono bloccati. Dalle fiamme gialle era stato arrestato con l’accusa di essersi messo in tasca 200mila euro frutto della vendita di beni sequestrati alla criminalità organizzata: macchine di grossa cilindrata, orologi di alta gamma, gioielli.
Ieri mattina in una delle aule del Tribunale di Massa si è svolto – a porte chiuse – l’interrogatorio di garanzia: pubblico ministero, Alessandra Conforti. Guerra – che ha 53 anni ed è difeso da due legali, Luca Pietrini e Francesco Leverotti – si sarebbe appropriato, secondo l’accusa, di denari destinati ad entrare nelle casse dello stato: è accusato infatti di peculato.
Ricostruiamo la vicenda. L’Agenzia nazionale per l’amministrazione e la destinazione dei beni sequestrati e confiscati a mafia, camorra e alla criminalità organizzata in genere - l’Anbsc, istitutita nel 2010 - incarica l’Ifir di vendere alcuni beni portati via ad un mafioso. I beni entrano dunque nella cassaforte della società massese, ma in quanto soggetto incaricato della vendita. Tali beni entrano dunque nelle “disponibilità” di Guerra, che oltre ad essere direttore – ora ex – e amministratore unico è anche uno dei soci proprietari. Le vendite vengono fatte, ma l’imprenditore non versa tutto il denaro che ha ottenuto dalla cessione dei beni e dei preziosi del mafioso nel Fondo unico di giustizia (il fondo istituito per conferire all’erario il ricavato dalla vendita dei beni confiscati alla criminalità organizzata, somme che spettano all’erario, cioè allo Stato). Piuttosto, se ne trattiene una parte per sè. Qualcuno si accorge di qualcosa. La Procura di Massa incarica le fiamme gialle apuane di “sniffare” i conti del faccendiere. Cessioni, vendite, incassi, tutte le operazioni che per altro costituiscono il corebusiness dell’attività (perfettamente lecita) di quel tipo di istituto. Spuntano risultati interessanti: la contabilità all’apparenza sembra corretta, ma una buona parte di denaro pubblico veniva dirottato a beneficio del rappresentante legale della srl.
(g.m.)
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